Il Modern Jazz Quartet
IL MODERN JAZZ QUARTET
Li chiamavano i quattro professori del jazz. Perché in un ambiente dove non mancava l'eccentricità dell'immagine si presentavano sempre in giacca e cravatta, in rispetto della musica. Il loro suono ha infatti sempre messo d'accordo gli ascoltatori della classica con quelli del jazz perché tra i primi hanno lanciato un ponte tra i due generi.
Il Modern Jazz Quartet è stata una formazione unica, inimitabile nel suono e nelle intenzioni. Questo per due motivi principali: innanzitutto per John Lewis, l'indiscusso leader della formazione. Lewis proveniva dal be bop, lo stile dei jazzisti afroamericani esploso dopo il secondo conflitto mondiale.
Dopo le collaborazioni con il trombettista Dizzy Gillespie, che gli offrì il posto di Thelonious Monk come pianista della sua formazione, Lewis sviluppò un progetto diverso, legato alla grande passione per il contrappunto e per Johann Sebastian Bach. Un'intenzione che si concretizzò nella nascita del Modern Jazz Quartet nel 1952.
L'altro è incarnato dal suono di Milt Jackson: vibrafonista che aveva collaborato con i già citati Gillespie e Monk, oltre che con Charlie Parker e Woody Herman, era l'esatto contrario di Lewis. Mentre quest'ultimo aveva un approccio legato alla musica scritta che era base per l'improvvisazione, Jackson era il jazzista puro, le cui bacchette riuscivano a tirare fuori dal vibrafono suoni prima d'allora mai ascoltati.
Assieme a loro il contrabbassista Percy Heath, uno dei più richiesti musicisti della scena newyorchese, capace di suonare ogni sera per un pugno di dollari e il batterista Kenny Clarke. Quest'ultimo abbandonò la formazione nel 1955 per stabilirsi in Europa, cambiare nome dopo la conversione all'Islam e suonare in big band con musicisti del vecchio continente.
Fu sostituito da Connie Kay, il cui stile rigoroso ben si legava con il suono del quartetto, e che oltre alla batteria seppe affrontare al meglio altre percussioni come il glockenspiel. La formazione, dopo le incisioni con l’etichetta Prestige, diede il meglio di sé con il marchio Atlantic, sotto la guida sicura del produttore Neshui Ertegun. Fontessa, Concorde, Django, No Sun In Venice, The Last Concert, sono alcuni dei loro album migliori di una vasta discografia conclusasi nel 1993.
Il ciclo che presentiamo è un doveroso tributo alla splendida idea di John Lewis e ai suoi compagni di avventura.
Michele Manzotti



