Rete Toscana Classica


Editoriale di Aprile

Gioachino Rossini

DEDICHE A DUE GRANDI ITALIANI: GIOACHINO ROSSINI E MARIO CASTELNUOVO TEDESCO

Cari amici,

Due ricorrenze importanti ci hanno ispirato per proporvi altrettanti importanti cicli di trasmissioni. La prima è, a tutti gli effetti, una sfida monumentale. Vogliamo celebrare i centocinquant’anni dalla morte di Gioachino Rossini con la la proposta di tutte le sue opere, ben trentasette titoli, presentati e commentati in trentaquattro appuntamenti da una vasta squadra di musicologi, che ringraziamo per aver aderito con entusiasmo alla nostra iniziativa. Oltre ai tre curatori del progetto, Antonella D’Ovidio, Luca Berni e il sottoscritto, i partecipanti alla nostra avventura rossiniana, che ci accompagnerà fino alla fine del 2018 saranno: Andrea Malnati, Claudio Proietti, Daniele Carnini, Daniela Macchione, Eleonora di Cintio, Francesco Rocco Rossi, Lorenzo Mattei, Matteo Giuggioli, Marco Mangani, Riccardo Pecci, Simone Caputo. Un ringraziamento particolare va a Marco Mangani, che si è particolarmente speso, insieme a Antonella D’Ovidio, per individuare i curatori, alcuni dei quali hanno partecipato all’edizione critica delle opere di Rossini per la Fondazione di Pesaro e Casa Ricordi. Oltre al catalogo integrale dei lavori teatrali, tre trasmissioni prenderanno in esame i capolavori di musica sacra (Stabat mater e Petite Messe Solennelle), le Soirées musicales e i Pechés de vieillesse. Questi ultimi saranno presentati da Alessandro Marangoni, il pianista che si è fatto carico di registrarli tutti per la casa discografica Naxos e che è il massimo esperto di questo vastissimo giacimento di invenzioni dell’ultimo Rossini. L’altra proposta che troverete nei programmi del mese di aprile sarà dedicata al compositore fiorentino Mario Castelnuovo Tedesco, di cui ricorrono i cinquant’anni della scomparsa, avvenuta a Beverly Hills il 16 marzo 1968. Claudio Proietti ha curato una prima edizione discografica dei suoi squisiti Sonetti di Shakespeare, basata sugli autografi custoditi alla Library of Congress di Washington. La trasmissione indaga questo prezioso recupero, guidandovi all’ascolto di pagine davvero ispirate. Qui di seguito trovate un ritratto dell’insigne musicista, vittima delle leggi razziali del 1938, tracciato dallo stesso Claudio Proietti. A tutti voi, buon ascolto di Rete Toscana Classica..


Alberto Batisti
direttore artistico 
 

SHAKESPEARE SONNETS OP.125 DI MARIO CASTELNUOVO TEDESCO, UN CAPOLAVORO RITROVATO

A cinquant’anni dalla morte la figura di Mario Castelnuovo Tedesco comincia finalmente a tornare in piena luce nelle vicende della musica italiana della prima metà del ‘900. La sua vita fu spezzata in due dalle persecuzioni razziali del regime fascista. Nella prima metà - che va dal 1895 al 1939 e che fu contrassegnata da Firenze, dai suoi ambienti intellettuali, dalle sue atmosfere, dalla sua cultura, dai suoi scorci, dal carattere dei suoi abitanti - Mario Castelnuovo Tedesco crebbe, si formò musicalmente al Conservatorio “Cherubini”, presto si impose all’attenzione nazionale e internazionale come uno dei compositori italiani di maggior rilievo al pari di Casella e Malipiero, collezionò grandi successi e insieme l’amicizia e la stima dei più grandi interpreti del momento (Heifetz, Gieseking, Piatigorsky, Toscanini, Cassadò, Segovia) e di molti importanti colleghi compositori (Puccini, Bloch, De Falla, Kodaly e tanti altri). La seconda metà della vita di Mario Castelnuovo Tedesco - che va dal 1939 al 1968 - si svolse invece a Los Angeles (anzi a Beverly Hills, il sobborgo di Hollywood dove la famiglia Castelnuovo Tedesco si stabilì dal 1941) e fu contrassegnata dal cinema, dai suoi modelli professionali che il compositore fu costretto ad abbracciare per necessità di sopravvivenza ma non amò mai, da un’importante attività didattica e dall’ininterrotta produzione di nuove composizioni la maggior parte delle quali rimase però inedita e spesso anche ineseguita pubblicamente. Negli anni del dopoguerra ad alleviare l’isolamento americano di Mario Castelnuovo Tedesco e a risarcirlo della forzata emarginazione (determinata certo dalla sua lontananza ideologica dalle avanguardie dominanti, ma anche da quella geografica rispetto ai centri vitali dell’attività musicale “colta”) poco valsero gli sporadici ritorni in Italia e gli episodici omaggi di istituzioni teatrali e concertistiche. Fu così che per lunghi decenni dopo la sua morte l’arte compositiva di Mario Castelnuovo Tedesco sopravvisse solo attraverso le sue tante composizioni dedicate alla chitarra (merito di Andrés Segovia e delle sue costanti sollecitazioni per avere nuove creazioni) o per l’iniziativa isolata e autonoma di interpreti curiosi e coraggiosi (uno per tutti il pianista Aldo Ciccolini). E fu così anche che molte opere, amatissime da interpreti e pubblico negli anni fra le due guerre, furono completamente accantonate. O ancora che alcuni capolavori, come gli Shakespeare Sonnets op.125, siano rimasti totalmente sconosciuti perché inediti e custoditi in una biblioteca americana in mezzo ad altre migliaia di pagine manoscritte. Gli ultimi anni hanno visto fiorire diverse iniziative editoriali, esecutive e musicologiche dedicate all’arte di Mario Castelnuovo Tedesco fra le quali, recentemente, si sono inserite anche l’edizione a stampa degli Shakespeare Sonnets e la loro prima registrazione integrale curata da chi scrive queste righe. E ora, grazie a Rete Toscana Classica, in un ciclo di sei trasmissioni cercherò di tracciare un doppio percorso narrativo: quello della vicenda esistenziale del compositore fiorentino dall’inizio fino al 1945 e quello, intenso e commovente, all’interno dei 32 Shakespeare Sonnets, in massima parte scritti proprio in quell’anno fatidico, i quali si configurano come suprema testimonianza di civiltà artistica e umana. Un modesto ma sincero contributo all’attesa e completa rivalutazione di uno dei più significativi ed emblematici rappresentanti dell’esperienza musicale italiana del XX secolo.

Claudio Proietti

 

 

 

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