Rete Toscana Classica


A cura di Felice Todde

Felice Todde, musicologo che ha conosciuto molto bene Dino Ciani, ha realizzato un ritratto molto completo del pianista prematuramente scomparso e di cui gli ascoltatori avranno modo di rivivere le intense e poeticissime interpretazioni.

Benché la vita di Dino Ciani sia durata meno di trentatrè anni, è difficile tracciare un profilo di quest’interprete, a causa dei molteplici aspetti della sua personalità. Rete Toscana Classica dedica a Ciani un ciclo di dieci trasmissioni: se non un ritratto compiuto, un tentativo di ritratto, un contributo, supportato da testimonianze e da registrazioni quasi tutte dal vivo e in buona parte inedite.
Si parte dalle notizie sulla prima giovinezza: l’infanzia nella nativa Fiume, da dove, all’arrivo dell’esercito jugoslavo, i Ciani emigrarono a Venezia, quando Dino aveva appena tre anni. E il trasferimento a Genova, e qui lo studio del pianoforte con Marta Del Vecchio (lezioni private, niente conservatorio) e gli studi classici. Poi l’incontro con Alfred Cortot: il ragazzo gli suona le Variazioni Diabelli, delle quali, nella prima puntata, si fa sentire una successiva esecuzione pubblica di Ciani, del 1968.
Nella seconda puntata ci s’interroga sull’importanza di Cortot nella formazione di Dino Ciani e ci si chiede se e quanto questi possa propriamente dirsi suo “allievo”. La viva voce dello stesso Ciani, in una rara intervista, contribuisce a dare una risposta. Di quell’epoca (1960) è la primissima esperienza discografica di Ciani, realizzata per la Ricordi francese: da quel disco, ovviamente fuori catalogo, si sentirà la Wanderer-Fantasie di Schubert. Nella terza puntata c’è un importante inedito: la Sonata di Liszt, eseguita da Ciani, con successo trionfale, al concorso “Liszt-Bartòk” di Budapest nel ’61. Il documento è tanto più prezioso in quanto Ciani, inspiegabilmente, tolse poi la Sonata dal repertorio. È questa l’occasione per gettare uno sguardo, attraverso alcune registrazioni live, su Dino Ciani interprete di Liszt, un suo aspetto poco indagato. Note erano invece le sue esecuzioni di Bartòk e se ne sentiranno alcune.
Nel 1965 c’è una svolta nella vita di Ciani: egli lascia la famiglia per trasferirsi in una casa tutta sua, a Ranco, sulle rive del Lago Maggiore. Là vive col suo segretario e amico Sergio Barzotto, studia, riceve gli amici. Fra questi, Claudio Abbado, Maurizio Pollini, Leyla Gencer, Nandi Ostali, e Valli, De Lullo, Bianchini, Gavazzeni. Si reca spesso a Milano, alla Scala e al Piccolo Teatro. Il suo repertorio si allarga; spesso propone brani inconsueti o “riscoperte”, come quella di Weber. Al Ciani dei tempi di Ranco e ai suoi amici sono dedicate alcune puntate, anche qui con incisioni più o meno rare, qualche volta inedite. Ad esempio, un pezzo dal Ballo in Maschera, dove egli, grande appassionato d’opera, accompagna nel 1968 Leyla Gencer, che ha appena conosciuto; oppure frammenti dalle serate in casa Ostali a Milano, in una delle quali egli legge dei Lieder con una giovanissima Lucia Valentini. Inediti sono alcuni brani a quattro mani: tre pezzi di Weber con Claudio Abbado e alcune pagine da un Rondò di Schubert suonati coll’amico magistrato Renato Caccamo. Ci sono inoltre le testimonianze di Abbado (ai rapporti tra lui e Ciani è dedicata un’intera puntata), di Nandi Ostali e di Maurizio Pollini. In quegli anni Ciani debutta alla Scala, approfondisce i classici, offre di Mozart un’immagine non convenzionale, presentando tra l’altro il Concerto in re minore a Salisburgo e realizzando a Torino il ciclo delle 32 Sonate di Beethoven.
La cultura vasta e profonda di Ciani possedeva aveva un aspetto ludico che la metteva al riparo da rischi di pedanteria. Nelle sue vacanze, al mare o fra le amatissime Dolomiti di Cortina, dove è sepolto, alternava studio e conversazione coll’attività sportiva: era ottimo nuotatore, sciatore provetto, abile rocciatore. Altro luogo prediletto da Ciani era la Toscana, dove suonò spesso e dove aveva cari amici, fra i quali Dallapiccola. Qui troviamo le testimonianze di Giorgio Ciarpaglini e Loriano Gonfiantini, e ancora registrazioni inedite: brani dell’ultimo Chopin da un bellissimo récital alla Pergola e il primo movimento del Concerto di Schumann, da un’esecuzione a Prato.
Il ciclo si conclude con una riflessione sui vari aspetti di Ciani: pianista ‘romantico’ e chopiniano, sì, ma interprete acuto dei classici e vicino agli autori francesi dell’Otto-Novecento; non apostolo della musica contemporanea eppure interprete di Bartòk e del Prokof’ev più moderno e del dodecafonico Dallapiccola. Era, giusta l’osservazione di Pollini, “assolutamente un pianista-musicista”. Già era approdato ad altissimi risultati e ad altri si avviava quando la morte interruppe la sua ricerca appassionata.
DINO CIANI, QUASI UN RITRATTO

Benché la vita di Dino Ciani sia durata meno di trentatrè anni, è difficile tracciare un profilo di quest’interprete, a causa dei molteplici aspetti della sua personalità. Rete Toscana Classica dedica a Ciani un ciclo di dieci trasmissioni: se non un ritratto compiuto, un tentativo di ritratto, un contributo, supportato da testimonianze e da registrazioni quasi tutte dal vivo e in buona parte inedite.
Si parte dalle notizie sulla prima giovinezza: l’infanzia nella nativa Fiume, da dove, all’arrivo dell’esercito jugoslavo, i Ciani emigrarono a Venezia, quando Dino aveva appena tre anni. E il trasferimento a Genova, e qui lo studio del pianoforte con Marta Del Vecchio (lezioni private, niente conservatorio) e gli studi classici. Poi l’incontro con Alfred Cortot: il ragazzo gli suona le Variazioni Diabelli, delle quali, nella prima puntata, si fa sentire una successiva esecuzione pubblica di Ciani, del 1968.
Nella seconda puntata ci s’interroga sull’importanza di Cortot nella formazione di Dino Ciani e ci si chiede se e quanto questi possa propriamente dirsi suo “allievo”. La viva voce dello stesso Ciani, in una rara intervista, contribuisce a dare una risposta. Di quell’epoca (1960) è la primissima esperienza discografica di Ciani, realizzata per la Ricordi francese: da quel disco, ovviamente fuori catalogo, si sentirà la Wanderer-Fantasie di Schubert. Nella terza puntata c’è un importante inedito: la Sonata di Liszt, eseguita da Ciani, con successo trionfale, al concorso “Liszt-Bartòk” di Budapest nel ’61. Il documento è tanto più prezioso in quanto Ciani, inspiegabilmente, tolse poi la Sonata dal repertorio. È questa l’occasione per gettare uno sguardo, attraverso alcune registrazioni live, su Dino Ciani interprete di Liszt, un suo aspetto poco indagato. Note erano invece le sue esecuzioni di Bartòk e se ne sentiranno alcune.
Nel 1965 c’è una svolta nella vita di Ciani: egli lascia la famiglia per trasferirsi in una casa tutta sua, a Ranco, sulle rive del Lago Maggiore. Là vive col suo segretario e amico Sergio Barzotto, studia, riceve gli amici. Fra questi, Claudio Abbado, Maurizio Pollini, Leyla Gencer, Nandi Ostali, e Valli, De Lullo, Bianchini, Gavazzeni. Si reca spesso a Milano, alla Scala e al Piccolo Teatro. Il suo repertorio si allarga; spesso propone brani inconsueti o “riscoperte”, come quella di Weber. Al Ciani dei tempi di Ranco e ai suoi amici sono dedicate alcune puntate, anche qui con incisioni più o meno rare, qualche volta inedite. Ad esempio, un pezzo dal Ballo in Maschera, dove egli, grande appassionato d’opera, accompagna nel 1968 Leyla Gencer, che ha appena conosciuto; oppure frammenti dalle serate in casa Ostali a Milano, in una delle quali egli legge dei Lieder con una giovanissima Lucia Valentini. Inediti sono alcuni brani a quattro mani: tre pezzi di Weber con Claudio Abbado e alcune pagine da un Rondò di Schubert suonati coll’amico magistrato Renato Caccamo. Ci sono inoltre le testimonianze di Abbado (ai rapporti tra lui e Ciani è dedicata un’intera puntata), di Nandi Ostali e di Maurizio Pollini. In quegli anni Ciani debutta alla Scala, approfondisce i classici, offre di Mozart un’immagine non convenzionale, presentando tra l’altro il Concerto in re minore a Salisburgo e realizzando a Torino il ciclo delle 32 Sonate di Beethoven.
La cultura vasta e profonda di Ciani possedeva aveva un aspetto ludico che la metteva al riparo da rischi di pedanteria. Nelle sue vacanze, al mare o fra le amatissime Dolomiti di Cortina, dove è sepolto, alternava studio e conversazione coll’attività sportiva: era ottimo nuotatore, sciatore provetto, abile rocciatore. Altro luogo prediletto da Ciani era la Toscana, dove suonò spesso e dove aveva cari amici, fra i quali Dallapiccola. Qui troviamo le testimonianze di Giorgio Ciarpaglini e Loriano Gonfiantini, e ancora registrazioni inedite: brani dell’ultimo Chopin da un bellissimo récital alla Pergola e il primo movimento del Concerto di Schumann, da un’esecuzione a Prato.
Il ciclo si conclude con una riflessione sui vari aspetti di Ciani: pianista ‘romantico’ e chopiniano, sì, ma interprete acuto dei classici e vicino agli autori francesi dell’Otto-Novecento; non apostolo della musica contemporanea eppure interprete di Bartòk e del Prokof’ev più moderno e del dodecafonico Dallapiccola. Era, giusta l’osservazione di Pollini, “assolutamente un pianista-musicista”. Già era approdato ad altissimi risultati e ad altri si avviava quando la morte interruppe la sua ricerca appassionata.

Felice Todde

Prima puntata

Seconda puntata

Terza puntata

Quarta puntata

Quinta puntata

Sesta puntata

Settima puntata

Ottava puntata

Nona puntata

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