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Giacomo Puccini

Giacomo Puccini nel 150° anniversario della nascita: testimonianze, lettere, esecuzioni a cura di Luca Berni e Loriano Gonfiantini

Qui puoi ascoltare il ciclo di trasmissioni realizzate nel 2008

 

Ricordare Giacomo Puccini nel 150° anniversario della nascita, giusta occasione di infinite iniziative, potrebbe significare anche il rischio di una celebrazione sentimentalmente doverosa. Tuttavia, per la fama del musicista e il posto consolidato che la musicologia degli ultimi trent'anni ha riconosciuto alla sua opera, crediamo che una ricorrenza così importante valga da stimolo per una riflessione seria, necessaria e il più possibile completa, sul compositore, sul tempo in cui visse, sugli incontri e la vita culturale del suo temo. In un saggio di Giacomo De Benedetti, incluso nella raccolta postuma "Pascoli e la rivoluzione inconsapevole", il critico parla del poeta come di un sequestrato, di un recluso volontario. Se la reclusione è volontaria, è una fuga dal mondo e ha il segno dell'impotenza e della rinuncia; ma, anche se dolorosamente evitato, il mondo continua a comunicare i suoi meccanismi ciechi e ben poco provvidenziali, rivelandoli in una luce inevitabile e spietata. L'angoscia del recluso diventa così angoscia cosmica, esistenziale, e la difficoltà di osare acutizza le antenne del dolore nei confronti della vita. Puccini è singolarmente affine al contemporaneo Pascoli, ben oltre le differenze biografiche più appariscenti, ben oltre le vistose apparenze tematiche: le "piccole cose" facilmente citabili, la cultura che significa una comune appartenenza al tempo che toccò ad entrambi vivere e qualche volta subire. E' affine al poeta nell'irrequieto ricercarsi, come per un bisogno di ritornare sui propri passi, per ritrovare una sicurezza che non è mai esistita se non nei risultati della sua opera. Ma da questa irrequietezza nasce ogni spinta verso il nuovo, verso l'inesplorato. Quello che ancora ci interessa è l'autenticità di Puccini nel suo tempo: tempo di grandi avvenimenti artistici e culturali che hanno causato la dissoluzione di grandi valori tradizionali e dato impulso a ricerche e acquisizioni le cui conseguenze si avvertono ancora oggi. Non sarà importante arrivare alla certezza su come e quanto Puccini sia stato sempre consapevole di ciò che faticosamente andava cercando e in gran parte ottenendo: il suo ricchissimo epistolario è la prova non trascurabile della consapevolezza di sé e del suo valore. Tenteremo un'indagine lontana dal privato e dallo scandalistico, argomenti, questi, che hanno alimentato troppa cattiva letteratura pseudo-musicologica, e ci faremo guidare da studiosi di sicura competenza: da Mosco Carner, padre della rinascita dell'interesse per Puccini, fino ai più recenti Michele Girardi, Julian Budden, autori di aggiornatissime biografie, Dieter Schilling - quest'ultimo anche autore del catalogo definitivo delle musiche di Puccini - e, naturalmente, al grande, personalissimo, Federe D'Amico. Faremo anche riferimento all'epistolario, alle interviste e alle testimonianze di chi ha conosciuto personalmente il Maestro e, soprattutto, lasceremo parlare la musica.

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