Rete Toscana Classica


Shakespeare Sonnets op.125 di Mario Castelnuovo Tedesco, un capolavoro ritrovato

A cinquant’anni dalla morte la figura di Mario Castelnuovo Tedesco comincia finalmente a tornare in piena luce nelle vicende della musica italiana della prima metà del ‘900. La sua vita fu spezzata in due dalle persecuzioni razziali del regime fascista. Nella prima metà - che va dal 1895 al 1939 e che fu contrassegnata da Firenze, dai suoi ambienti intellettuali, dalle sue atmosfere, dalla sua cultura, dai suoi scorci, dal carattere dei suoi abitanti - Mario Castelnuovo Tedesco crebbe, si formò musicalmente al Conservatorio “Cherubini”, presto si impose all’attenzione nazionale e internazionale come uno dei compositori italiani di maggior rilievo al pari di Casella e Malipiero, collezionò grandi successi e insieme l’amicizia e la stima dei più grandi interpreti del momento (Heifetz, Gieseking, Piatigorsky, Toscanini, Cassadò, Segovia) e di molti importanti colleghi compositori (Puccini, Bloch, De Falla, Kodaly e tanti altri). La seconda metà della vita di Mario Castelnuovo Tedesco - che va dal 1939 al 1968 - si svolse invece a Los Angeles (anzi a Beverly Hills, il sobborgo di Hollywood dove la famiglia Castelnuovo Tedesco si stabilì dal 1941) e fu contrassegnata dal cinema, dai suoi modelli professionali che il compositore fu costretto ad abbracciare per necessità di sopravvivenza ma non amò mai, da un’importante attività didattica e dall’ininterrotta produzione di nuove composizioni la maggior parte delle quali rimase però inedita e spesso anche ineseguita pubblicamente. Negli anni del dopoguerra ad alleviare l’isolamento americano di Mario Castelnuovo Tedesco e a risarcirlo della forzata emarginazione (determinata certo dalla sua lontananza ideologica dalle avanguardie dominanti, ma anche da quella geografica rispetto ai centri vitali dell’attività musicale “colta”) poco valsero gli sporadici ritorni in Italia e gli episodici omaggi di istituzioni teatrali e concertistiche. Fu così che per lunghi decenni dopo la sua morte l’arte compositiva di Mario Castelnuovo Tedesco sopravvisse solo attraverso le sue tante composizioni dedicate alla chitarra (merito di Andrés Segovia e delle sue costanti sollecitazioni per avere nuove creazioni) o per l’iniziativa isolata e autonoma di interpreti curiosi e coraggiosi (uno per tutti il pianista Aldo Ciccolini). E fu così anche che molte opere, amatissime da interpreti e pubblico negli anni fra le due guerre, furono completamente accantonate. O ancora che alcuni capolavori, come gli Shakespeare Sonnets op.125, siano rimasti totalmente sconosciuti perché inediti e custoditi in una biblioteca americana in mezzo ad altre migliaia di pagine manoscritte. Gli ultimi anni hanno visto fiorire diverse iniziative editoriali, esecutive e musicologiche dedicate all’arte di Mario Castelnuovo Tedesco fra le quali, recentemente, si sono inserite anche l’edizione a stampa degli Shakespeare Sonnets e la loro prima registrazione integrale curata da chi scrive queste righe. E ora, grazie a Rete Toscana Classica, in un ciclo di sei trasmissioni cercherò di tracciare un doppio percorso narrativo: quello della vicenda esistenziale del compositore fiorentino dall’inizio fino al 1945 e quello, intenso e commovente, all’interno dei 32 Shakespeare Sonnets, in massima parte scritti proprio in quell’anno fatidico, i quali si configurano come suprema testimonianza di civiltà artistica e umana. Un modesto ma sincero contributo all’attesa e completa rivalutazione di uno dei più significativi ed emblematici rappresentanti dell’esperienza musicale italiana del XX secolo. Claudio Proietti

Prima puntata

Seconda puntata

Terza puntata

Quarta puntata

Quinta puntata

Sesta puntata

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