Care amiche e cari amici,
l’offerta musicale del mese di agosto quest’anno intende celebrare il centenario della nascita di una delle leggende del Belcanto, Dame Joan Sutherland detta “La Stupenda”, indubbiamente una delle principali responsabili del restauro dello stile adeguato ai capolavori dei grandi maestri italiani della prima metà dell’Ottocento, Rossini, Bellini e Donizetti. Il soprano australiano fu anche pioniera nella riscoperta del teatro musicale di Haendel; la sua registrazione di Alcina è una delle pietre miliari della discografia haendeliana. Alcina è uno dei ventisei titoli d’opera, tutti interpretati da Dame Sutherland, che vi faranno compagnia in questa estate, ogni sera alle 20.30. Abbiamo aggiunto anche una Messa da requiem di Verdi in cui è affiancata da Marilyn Horne, Luciano Pavarotti (suo partner d’elezione), Martti Talvela e dai Wiener Philharmoniker sotto la guida elettrizzante di Georg Solti.
Sono passati dieci anni dalla scomparsa di Paolo Poli, grandissimo attore, indimenticabile uomo di cultura, incarnazione della leggerezza, ma soprattutto vero amico. Generoso con tutti, lo fu anche con Rete Toscana Classica. Ci regalò infatti la lettura integrale de La scienza in cucina e l’arte di mangiare bene, ovvero il leggendario Artusi che è anche scritto in un italiano bellissimo e che conserviamo gelosamente come una reliquia insieme alla foto con dedica che è appesa nei nostri studi. Per ricordarlo con infinita gratitudine ne riproponiamo le tredici puntate, dal 1 al 13 agosto, sempre alle 18, così magari vi vengono ispirazioni per il menù della cena (a dire il vero si tratta di ricette non proprio estive, ma mai dire mai…).
Questo mese cade un’altra ricorrenza che è doveroso celebrare, il 150esimo anniversario dalla creazione di uno dei massimi monumenti della civiltà occidentale, l’Anello del Nibelungo di Richard Wagner, che non ha mai cessato di influenzare e ispirare ogni sorta di espressione artistica e filosofica della contemporaneità. “Opera d’arte totale” per eccellenza, progetto visionario e grandioso che con la reinvenzione moderna del mito è al tempo stesso cosmogonia e palingenesi di un’umanità maledetta dall’oppressione del danaro e dalla ferocia del potere di chi lo maneggia, ma infine redenta grazie alla forza catartica dell’amore di chi immola se stesso per cancellare il peccato originale dell’avidità e guadagnare al mondo un nuovo inizio. Quanto universale e attuale sia tuttora questa fiaba rivoluzionaria di dèi corrotti ed eroi traditi, non c’è bisogno di far troppa fatica per capirlo. E che la redenzione sia opera di una donna, come nella Commedia dantesca o nel Faust di Goethe, rende ancora più alto e nobile il messaggio wagneriano, affidato a una musica eccelsa.
Per questo rito collettivo di purificazione, Wagner volle costruirsi il proprio tempio, che annientava quella rappresentazione plastica di classi egemoni e subalterne vigente in tutti i teatri del mondo. Se oggi assistiamo a qualunque spettacolo nel silenzio religioso di un pubblico immerso nell’oscurità e totalmente devoto al primato dell’arte e non alla messa in mostra di sé, il merito è di quelle sere d’agosto di centocinquant’anni fa sulla sacra collina di Bayreuth. Gli ultimi quattro giorni della programmazione agostana di Rete Toscana Classica celebrano quella rivoluzione sociologica e artistica del 1876 con la proposta di un Ring des Nibelungen altrettanto rivoluzionario, messo in scena cent’anni dopo dal genio registico di Patrice Chéreau e dalla lettura musicale antiretorica e nitidissima di Pierre Boulez. Furono investiti entrambi dai fischi e dalle urla del pubblico più acriticamente conservatore d’Europa, fino al punto d’esser minacciati di morte. La più che legittima interpretazione politica del Ring venne vissuta come suprema blasfemia e dissacrazione del tempio da parte di chi aveva ricevuto il compito di celebrarne il rito del primo secolo di vita. Eccezionalmente, invece dei consueti quattro, la produzione venne mantenuta in cartellone per cinque anni consecutivi e costantemente perfezionata. Al termine delle sei ore dell’ultima replica del Crepuscolo degli dei nel 1980, il pubblico tributò un’ora intera di ovazioni sigillando definitivamente la gloria di una delle più intelligenti e innovative operazioni teatrali del Novecento, nella perfetta simbiosi fra musica e scena.
C’è un altro anniversario che non potevamo dimenticare, quello dei cinquant’anni dalla scomparsa di uno dei più grandi musicisti del Novecento, Benjamin Britten. Chi scrive curò con amore totale un ciclo di nove trasmissioni sulla parabola umana e artistica di questo compositore che, in totale controtendenza con le scuole di pensiero egemoni in quegli anni di sperimentazione esasperata, componeva caparbiamente e coraggiosamente “per gli esseri umani”, dando voce alla pietà dei più fragili e degli esclusi e denunciando l’annientamento dei diversi da parte di una società spietatamente conformistica. Spero di tutto cuore di aver reso un servizio dignitoso alla grandezza morale di questo compositore amatissimo e alla sua arte, che nessuno ha oggi il coraggio di mettere in discussione, perché è uno dei più preziosi patrimoni dell’umanità. Vi chiedo venia per le infinite lacune di questi miei sforzi di tredici anni fa e vi prego d’essere benevoli, apprezzandone almeno le buone intenzioni.
Per i novant’anni di Steve Reich, altro importante protagonista della musica del nostro tempo, abbiamo ripescato dagli archivi la monografia radiofonica curata da Carla Chiti.
Infine, vi raccomando di ascoltare l’autorità musicologica di Marco Mangani nel suo acutissimo ritratto sentimentale di Haydn, illuminante e, come al solito, totalmente godibile.
Le riproposte si completano col ciclo dedicato tanti anni fa da Luca Scarlini al teatro comico musicale inglese, da John Gay a – guardacaso – Benjamin Britten.
Buona estate e ricordate che potete ascoltarci dovunque voi siate.
Alberto Batisti