Arthur Rubinstein suona Chopin

05/06 - 07.24

Arthur Rubinstein suona la Sonata n. 2 in si bemolle minore op. 35 di Frédéric Chopin in una registrazione del 1946.

Tra le interpretazioni che hanno segnato in modo indelebile la ricezione novecentesca di Chopin, quelle di Arthur Rubinstein occupano un posto di assoluto rilievo per equilibrio, bellezza del suono e naturalezza del fraseggio. La sua lettura della Sonata n. 2 si impone come un modello per la capacità di coniugare tensione drammatica e limpidezza architettonica.
Fin dall’attacco del Grave iniziale, Rubinstein evita ogni compiacimento retorico per restituire invece un senso di tragica urgenza, che si distende poi nell’Allegro in una narrazione fluida e coerente. È però nella celeberrima Marcia funebre che il pianista polacco raggiunge uno dei vertici della sua arte: il tempo è solenne ma mai appesantito, il suono pieno e controllato, e la sezione centrale emerge come un’oasi di struggente cantabilità, sospesa fuori dal tempo. Nel Finale Rubinstein sceglie una lettura essenziale, quasi spettrale, lasciando che sia la scrittura stessa a parlare.

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