10/05 - 06.00
Arvīds Jansons dirige l’Orchestra di Leningrado in due pagine lontane per linguaggio e contesto, ma accomunate da una forte tensione teatrale.
In apertura, il Preludio al terzo atto da Lohengrin di Richard Wagner si impone per la sua energia travolgente: una pagina compatta, costruita su fanfare brillanti e su un ritmo incalzante che introduce immediatamente al clima festoso e solenne dell’atto. La direzione di Arvīds Jansons ne mette in luce la chiarezza strutturale, privilegiando una lettura tesa e luminosa.
Il passaggio alla Sinfonia n. 9 in mi bemolle maggiore op. 70 di Dmitrij Šostakovič introduce un universo completamente diverso. Composta nel 1945, in un momento carico di attese celebrative, la sinfonia sorprende per il suo carattere ironico, leggero solo in apparenza. Lontana da ogni monumentalità, l’opera gioca con forme classiche e con un linguaggio spesso allusivo, in cui l’umorismo si intreccia a una sottile inquietudine.
Jansons, alla guida dell’Orchestra di Leningrado, restituisce con precisione questo equilibrio instabile: la trasparenza delle linee, la vivacità ritmica e l’attenzione al dettaglio timbrico permettono di cogliere tanto l’aspetto brillante quanto quello più ambiguo della partitura.
Ne risulta un programma che, nel contrasto tra Wagner e Šostakovič, mette in luce due modi opposti ma complementari di concepire l’orchestra: da un lato strumento di esaltazione e slancio, dall’altro spazio di ironia e riflessione.