17/08 - 15.40
Questo pomeriggio ascoltiamo la Sonata per violino e pianoforte in la maggiore op. 47 «A Kreutzer» di Ludwig van Beethoven eseguita da Isabelle Faust al violino e Alexander Melnikov al pianoforte.
Con la Kreutzer, composta tra 1802 e 1803, siamo di fronte a una svolta nella concezione del duo violino-pianoforte: non più un dialogo galante, ma un confronto drammatico e quasi sinfonico, dove entrambi gli strumenti si sfidano su un piano di parità. Non a caso, sul frontespizio della prima edizione (1805), Beethoven fece scrivere: «Sonata per il pianoforte ed un violino obbligato, scritta in uno stilo molto concertante, quasi come d’un Concerto». L’ampiezza formale, la densità del discorso musicale e la scrittura virtuosistica superano di gran lunga le convenzioni della sonata da camera settecentesca, inaugurando un linguaggio che farà fatica a trovare spazio anche nel secolo romantico.
Già Rodolphe Kreutzer, il celebre violinista dedicatario della sonata, la giudicò «outrageusement inintelligible» e non la eseguì mai. Ci volle la seconda metà del secolo, e in particolare il duo Joseph Joachim-Clara Schumann, perché la Kreutzer acquisisse quella popolarità che perdura tutt’oggi e che nel 1889 indusse Tolstoj a farne il fulcro di uno dei suoi romanzi brevi.
Il primo movimento, un Presto preceduto da un’introduzione in Adagio sostenuto, mette subito in luce la tensione retorica e la forza propulsiva che animano l’opera. L’Andante con variazioni del secondo movimento introduce un respiro lirico e meditativo, ma non rinuncia a tratti di vivace brillantezza, quasi a suggerire un dialogo multiforme e instabile. Il finale (Presto), di impianto quasi concertante, chiude con energia impetuosa, affidandosi a un perpetuo moto ritmico che trascina i due strumenti in una corsa febbrile.