30/07 - 21.15
Bernard Haitink dirige la Royal Concertgebouw Orchestra nell’Adagio della Sinfonia n. 10 e nella Sinfonia n. 6 di Gustav Mahler.
L’unico frammento dell’incompiuta Sinfonia n. 10 in fa diesis minore, ultima pagina del compositore austriaco è un Adagio lacerante e asimmetrico, sospeso su un vuoto incolmabile. Qui, nel 1910, Mahler sembra sfiorare un limite che molti autori indagheranno nel secolo appena cominciato trovando nell’estetica del frammento una forma aderente all’incompiutezza di una condizione esistenziale sempre più straniata.
Nella Sinfonia n. 6 in la minore, meglio nota come la Tragica, il compositore austriaco tenta di rappresentare la “lotta dell’uomo contro il destino”. Scritta tra il 1903 e il 1904 e rivista nel 1906, la Sesta Sinfonia segna, insieme alla Quinta e alla Settima, il distacco dal mondo poetico del Wunderhorn.
Alla parola cantata delle prime quattro sinfonie succedono pagine di strumentalità pura. Pagine costellate di simboli che alludono a un programma interiore e all’ossessione di un destino angoscioso e, appunto, tragico. Si tratta di un’opera carica di oscuri presentimenti, destinata a concludersi nella disperazione più cupa. Basti pensare ai numerosi elementi contrastanti che, accostati con teatrale evidenza, scandiscono tutta la partitura. La scelta di timbri particolari e inconsueti, come le campane tubolari e i campanacci da pascolo, richiamano un altrove lontano e solitario. Fino ad arrivare ai colpi di martello dell’ultimo movimento, che sanciscono la definitiva sconfitta dell’uomo sotto le picconate di un destino crudele.