14/11 - 17.10
Carlo Maria Giulini dirige la Philharmonia Orchestra in tre pagine di Luigi Boccherini registrate tra il 1956 e il 1958.
In apertura ascoltiamo l’Ouverture in re maggiore op. 43 G. 521, composta a Madrid negli anni Ottanta del Settecento. Questa pagina adotta la forma della sinfonia tripartita, ma vi infonde un carattere teatrale e brillante che richiama la prassi operistica italiana. Il dialogo vivace tra archi e fiati, la chiarezza delle architetture e la fluidità tematica rivelano una scrittura orchestrale densa ma trasparente, capace di coniugare grazia galante e tensione drammatica.
A seguire il Concerto in si bemolle maggiore per violoncello e orchestra G. 482, specchio della duplice identità dell’autore come virtuoso del violoncello e compositore raffinato. La partitura esibisce una scrittura solistica di grande eleganza, più cantabile che virtuosistica, fondata su un lirismo intimista piuttosto che sull’effetto spettacolare. L’orchestra accompagna con discrezione, in un equilibrio cameristico che anticipa sensibilità preromantiche. Il Rondo conclusivo, di gusto spagnoleggiante, tradisce l’assimilazione di idiomi popolari iberici filtrati attraverso una misura classica. Lo ascoltiamo con Janos Starker al violoncello.
In chiusura la Sinfonia in do minore op. 41 G. 519 “La casa del diavolo”, tra le pagine più drammatiche di Boccherini, un unicum nel suo catalogo sinfonico per intensità espressiva e audacia armonica. Ispirata tematicamente alla Sinfonia del diavolo di Gluck, l’opera traduce in linguaggio orchestrale un immaginario teatrale e quasi pre-romantico: dissonanze, dinamiche contrastanti e un tono inquieto percorrono l’intera partitura. Il finale, costruito su una vertiginosa fuga infernale, prefigura climi drammatici che anticipano Beethoven.