30/11 - 20.30
Questa sera vi proponiamo due interpretazioni di Sergiu Celibidache alla guida dei Münchner Philharmoniker.
Il nome di Celibidache è strettamente legato a quello della compagine bavarese: nel 1979 ricevette la nomina a Generalmusikdirektor, succedendo a Rudolf Kempe, e mantenne l’incarico fino alla morte, avvenuta nel 1996. In questi diciassette anni il direttore rumeno sviluppò con l’orchestra una straordinaria sintonia, tanto che, per il prestigio artistico conseguito, la città di Monaco gli conferì la cittadinanza onoraria nel 1993.
Il primo ascolto è la Prima sinfonia in do minore op. 68 di Johannes Brahms, in una registrazione dal vivo del 1987.
Brahms la compose «sentendosi marciare alle spalle il Gigante», ovvero, come confessò, con l’onere di essere stato presentato al mondo da Schumann come l’erede di Beethoven quando aveva solo venti anni, nel 1853. Solamente nel 1876, dopo ben ventitré anni, riuscì a liberarsi dell’opprimente responsabilità, dando alla luce una partitura intensa e sublime. Il successo fu strepitoso e la profezia si rivelò veritiera: la sinfonia fu presto acclamata da Hans von Bülow come la «Decima di Beethoven».
Seguirà poi la Sesta sinfonia in si minore op. 74 di Piotr Ilijč Čajkovskij, registrata anch’essa dal vivo nel 1992.
Il soprannome Patetica gli fu suggerito dal fratello Modest, il quale aveva intuito che erano il dolore e la delusione delle aspirazioni della vita il programma su cui è imperniata l’ultima opera del grande compositore russo. Nove giorni dopo la prima esecuzione del 28 ottobre 1893, infatti, Čajkovskij terminò la sua travagliata esistenza improvvisamente, stroncato – secondo la versione ufficiale – dal colera.