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Tra le opere più radicali della musica del secondo Novecento, Composition 1960 n. 7 di La Monte Young è una dichiarazione di estetica. La raccolta di lavori di cui fa parte ridefinisce il concetto di composizione spostando l’attenzione dall’oggetto musicale al processo dell’ascolto. La partitura – che ascoltiamo nell’esecuzione del violista Simone Libralon – consiste in una semplice indicazione: mantenere “per un tempo indefinito” l’intervallo formato dalle note si e fa diesis.
Dietro questa essenzialità si cela una riflessione sul suono, sul tempo e sulla percezione. Eliminando ogni sviluppo melodico e narrativo, Young invita l’ascoltatore a concentrarsi sulle minime variazioni timbriche e sulle risonanze che nascono dall’interazione tra le frequenze. Il tempo musicale si dilata fino a trasformarsi in uno spazio di contemplazione, anticipando gli sviluppi del minimalismo e della drone music.