01/02 - 23.01
In tarda serata ascoltiamo il violinista David Oistrakh in due pagine del Novecento: una di Karol Szymanowski l’altra di Karen Kachaturjan.
Del compositore polacco, nato nel 1882 e morto nel 1937, Oistrakh esegue la Sonata in re minore op. 9 per violino e pianoforte scritta tra il 1903 e il 1904. Il giovane Szymanowski qui guarda ai grandi modelli tardo-romantici, da Brahms a Richard Strauss, filtrati attraverso una sensibilità già inquieta e visionaria. In quattro movimenti, la Sonata si distingue per una scrittura violinistica ampia e appassionata, sostenuta da un pianoforte dal ruolo strutturale e non meramente accompagnatorio. Presentata e accolta con interesse nei circoli musicali dell’epoca, questa pagina si distingue per la sua tensione drammatica e per l’equilibrio tra impeto lirico e rigore formale.
Del russo Kachaturjan, nato nel 1920 e morto nel 2011, ascoltiamo invece la Sonata per violino e pianoforte in sol minore op. 1 scritta negli anni Quaranta. Accolta favorevolmente in ambito accademico e concertistico, l’opera unisce una scrittura energica e ritmicamente incisiva a una vena lirica di chiara ascendenza caucasica, rivelando al tempo stesso l’influenza della scuola moscovita e l’eredità di Aram Chačaturjan. In tre movimenti, la Sonata alterna slanci virtuosistici a momenti di intensa cantabilità, con un dialogo serrato tra violino e pianoforte.
In entrambe le registrazioni, la prima del 1954 e la seconda dell’anno successivo, troviamo al pianoforte Vladimir Yampolsky.