02/01 - 06.00
Stamani apriamo la nostra programmazione con due Concerti di Antonio Vivaldi, autore capace di coniugare invenzione, rigore e comunicativa immediata. I due Concerti qui accostati mostrano con particolare chiarezza la varietà e l’inventiva della sua scrittura concertistica, capace di muoversi con disinvoltura tra sperimentazione timbrica e affermazione di modelli destinati a una lunga fortuna europea.
Il Concerto in la maggiore R. 546 per violino principale e viola da gamba obbligata appartiene alla produzione più singolare di Vivaldi. L’inserimento della viola da gamba, strumento già avviato verso il declino nella prima metà del Settecento, conferisce alla partitura un colore arcaizzante e insieme raffinato. Il dialogo tra i due strumenti solisti è improntato a un equilibrio elegante, lontano dal puro virtuosismo: la viola da gamba porta una cantabilità introspettiva, spesso in contrasto con l’energia più brillante del violino.
Lo ascoltiamo nell’esecuzione di Manfredo Kraemer al violino e Jordi Savall alla viola da gamba e alla guida de Le Concert de Nations.
Di segno più estroverso è il Concerto per violino in re maggiore op. 11 n. 1 R. 207, che apre la raccolta pubblicata ad Amsterdam nel 1729. Qui Vivaldi mette in campo un linguaggio pienamente maturo, fondato su ritmi incisivi, temi di immediata riconoscibilità e un uso energico del ritornello. Il violino solista è protagonista assoluto, chiamato a un virtuosismo brillante ma sempre funzionale alla chiarezza formale e all’impulso drammatico della musica.
L’esecuzione che abbiamo scelto oggi per voi è quella con Stanley Ritchie al violino e The Academy of Ancient Music diretta da Christopher Hogwood.