03/03 - 12.40
Un ascolto che riporta all’epoca d’oro dell’interpretazione novecentesca: Ernest Ansermet dirige tre capolavori di Maurice Ravel con lucidità analitica e raffinato senso del colore .
Il Boléro (1928), scritto per Ida Rubinstein, è forse la pagina più celebre di Ravel: un inesorabile crescendo costruito su un unico tema e su un ritmo ossessivo di danza spagnola. Ansermet ne controlla magistralmente la progressione dinamica, mettendo in rilievo la straordinaria tavolozza timbrica e l’inesorabilità meccanica che conduce all’esplosione finale.
Ben diverso il clima dei Trois poèmes de Stéphane Mallarmé (1913), raffinato trittico per voce e piccolo ensemble su testi del simbolista francese. Qui Ravel distilla una scrittura rarefatta, quasi cameristica, fatta di sfumature e di trasparenze armoniche sottilissime. La direzione di Ansermet ne evidenzia l’equilibrio tra parola e suono, tra suggestione e precisione formale.
Con La Valse (1920), “poème chorégraphique” concepito come omaggio e insieme disincantata evocazione del valzer viennese, Ravel offre una visione ambigua e vertiginosa: un mondo sonoro che nasce dalle nebbie e si trasforma in un turbine travolgente, fino alla dissoluzione finale. Ansermet, interprete vicino all’estetica francese del primo Novecento, ne coglie la duplice anima, sospesa fra eleganza e ironica decostruzione.
Tre pagine diversissime, unite dall’arte suprema dell’orchestrazione ravelliana e dalla bacchetta di un direttore che seppe farne emergere con chiarezza cristallina ogni dettaglio.