08/05 - 06.29
Di buon mattino ascoltiamo due pagine di Beethoven dirette da Ferenc Fricsay, ungherese naturalizzato austriaco diventato nel secondo dopoguerra una figura cruciale nella ricostruzione della vita musicale tedesca. Alla testa dei Berliner Philharmoniker in due registrazione effettuate nel 1957 e nel 1961, Fricsay dirige Egmont, Ouverture op. 84 e la Sinfonia n. 7 in la maggiore op. 92 con una trasparenza quasi cameristica, grazie alla quale anche nei momenti di piena orchestrale le linee interne restano leggibili, il discorso procede con naturalezza, senza mai perdere tensione.
Nell’ouverture tratta dalle musiche di scena per il dramma di Goethe, Fricsay mette in luce il contrasto tra oscurità e slancio eroico: l’introduzione grave e compatta prepara un’esplosione di energia che si risolve nella celebre coda trionfale. La sua lettura, asciutta e incisiva, evita ogni enfasi retorica, privilegiando la chiarezza del disegno e la tensione interna.
Nella Sinfonia n. 7 Fricsay esalta quella dimensione ritmica che Richard Wagner definì “apoteosi della danza”. I tempi sono vivi, ma sempre controllati; le articolazioni nette, la dinamica scolpita con precisione. Il celebre Allegretto emerge non come semplice episodio lirico, ma come centro espressivo dell’intera sinfonia, costruito su un equilibrio sottile tra moto e sospensione.