Georg Szell dirige la Jupiter di Mozart

08/08 - 12.02

A mezzogiorno ascoltiamo la Sinfonia n. 41 in do maggiore K. 551 «Jupiter» di Mozart. L’interpretazione è di Georg Szell alla guida della Cleveland Orchestra, compagine di cui il direttore magiaro-statunitense fu a capo dal 1946 fino alla morte nel 1970.

La registrazione di Szell è forse una delle più brevi in circolazione, ben al di sotto della mezz’ora. Ridurre la Jupiter a queste dimensioni è pratica oggi davvero inusuale, ma si direbbe tipica della generazione di Szell, come sembrano attestare le incisioni di direttori a lui più o meno contemporanei, primo fra tutti Richard Strauss, suo amico personale, ma anche Toscanini, Klemperer, Furtwängler e Böhm fino a Karajan. L’omissione di quasi tutti i ritornelli, che ne è la causa principale, non sembra però riducibile in questo caso all’irriflessa attuazione di una prassi allora comunissima. Si direbbe scaturire invece, o perlomeno trovare giustificazione, dall’interpretazione dell’ultima sinfonia di Mozart come prefigurazione della Finalsymphonie ottocentesca, una composizione cioè in cui tutti gli elementi sono orientati teleologicamente verso il Finale, nel quale trovano pienezza e risoluzione.

Per questo la registrazione di Szell scorre rapida, tutta proiettata in avanti: un torrente di energia vitalistica che sfocia travolgente nel trionfo del do maggiore finale.

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