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Il pianista francese Pierre-Laurent Aimard esegue pagine tratte dal Libro VII di Giochi di György Kurtág. Si tratta di uno dei progetti più radicali e personali della musica del secondo Novecento: una raccolta in continua espansione, iniziata nel 1973, che attraversa decenni di riflessione sul gesto musicale, sull’ascolto e sulla memoria. Più che un ciclo pianistico tradizionale, Giochi è un laboratorio aperto, in cui Kurtág ripensa dalle fondamenta il rapporto tra suono, corpo e significato.
Il Libro VII, composto in età matura, accentua il carattere aforistico e rarefatto dell’intero progetto. I brani — spesso brevissimi — funzionano come tracce, segni, frammenti di pensiero musicale, in cui ogni intervallo, ogni risonanza, ogni silenzio assume un peso strutturale ed espressivo decisivo. La scrittura, apparentemente elementare, richiede in realtà un controllo estremo del tocco e del tempo, oltre a una profonda consapevolezza poetica.
Kurtág recupera l’idea del “gioco” non come leggerezza, ma come atto originario, vicino all’infanzia, alla scoperta e all’ascolto primario. Nel Libro VII questa dimensione si intreccia sempre più con la memoria – personale, musicale, culturale – trasformando il pianoforte in uno spazio di meditazione e di risonanza interiore.