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Prima di affermarsi come il principale artefice del primo Barocco musicale tedesco, Heinrich Schütz si confrontò direttamente con la tradizione italiana, soggiornando a Venezia alla scuola di Giovanni Gabrieli.
I quattro madrigali dell’Opus primum, pubblicato a Venezia nel 1611, testimoniano l’assimilazione profonda del linguaggio madrigalistico italiano: O primavera, gioventù dell’anno SWV 1, O dolcezze amarissime d’amore SWV 2, Selve beate, se sospirando SWV 3 e Alma afflitta, che fai? SWV 4, tutti su testi poetici italiani.
La scrittura di Schütz rivela già una personale attenzione al rapporto fra parola e musica, attraverso un uso espressivo del cromatismo, della dissonanza e della declamazione, elementi che trasformano il modello italiano in una nuova sensibilità retorica.
Nell’esecuzione del Dresdner Kammerchor diretto da Hans-Christoph Rademann, queste pagine restituiscono la straordinaria modernità di un compositore capace di far dialogare la tradizione madrigalistica con le istanze espressive del nascente Seicento.