Il Concerto grosso n. 2 di Ernest Bloch

02/05 - 12.09

Scritto nel 1952, il Concerto grosso n. 2 di Ernest Bloch si inserisce nella fase tarda della produzione del compositore svizzero naturalizzato statunitense. Riprendendo un genere di ascendenza barocca, Bloch non indulge in un semplice esercizio neoclassico: il riferimento al concerto grosso diventa piuttosto un punto di partenza per un discorso personale, in cui il dialogo tra gruppi strumentali si traduce in una continua alternanza di masse sonore e linee solistiche. La struttura è articolata e libera, lontana da schemi rigidi, e lascia emergere una concezione formale fluida.

Dal punto di vista stilistico, il linguaggio di Bloch si distingue per un contrappunto robusto e per una tensione armonica che evita tanto la tonalità tradizionale quanto l’adozione sistematica della dodecafonia. Ne risulta una scrittura che conserva una forte carica espressiva, spesso venata di un’intensità quasi meditativa.

Particolarmente significativa è l’attenzione al colore orchestrale: i timbri vengono trattati con grande cura, creando contrasti e sfumature che arricchiscono il discorso musicale senza mai appesantirlo. Il dialogo tra le sezioni dell’orchestra diventa così il vero motore dell’opera. L’ascoltiamo nell’esecuzione della San Diego Chamber Orchestra diretta da Donald Barra. 

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