30/06 - 11.39
Ascoltiamo il Concerto “Imperatore” per pianoforte e orchestra n.5 in mi bemolle maggiore, op. 73 di Ludwig van Beethoven. L’edizione che abbiamo scelto oggi vede Wilhelm Backhaus al pianoforte e Hans Schmidt-Isserstedt sul podio dei Wiener Philharmoniker in una registrazione del 1959.
Beethoven compose quello che sarebbe diventato il più famoso tra tutti i concerti per pianoforte e orchestra della letteratura occidentale tra il 1809 e il 1811, negli anni in cui Vienna era sconvolta dalle guerre napoleoniche, e lo dedicò all’arciduca Rodolfo. Il concerto segna il definitivo superamento del modello classico, inaugurando una nuova concezione del rapporto tra pianoforte e orchestra.
Il titolo Imperatore non fu scelto da Beethoven – che anzi nutriva una profonda delusione nei confronti di Napoleone – ma venne attribuito in seguito, probabilmente dall’editore inglese Johann Baptist Cramer, per sottolinearne il carattere maestoso e la solennità dell’impianto musicale. Fin dalle battute iniziali, con le spettacolari cadenze del pianoforte che interrompono gli accordi orchestrali, l’opera afferma un linguaggio di straordinaria forza e originalità.
Ai due movimenti estremi, animati da energia, brillantezza e ampio respiro architettonico, si contrappone l’intenso Adagio un poco mosso, pagina di lirismo sospeso che conduce senza interruzione al trascinante Rondò conclusivo. È proprio questo equilibrio tra monumentalità e poesia, tra virtuosismo e profondità espressiva, a fare dell’Imperatore uno dei vertici assoluti del repertorio pianistico, un capolavoro che continua a incarnare l’ideale beethoveniano di una musica capace di unire eroismo, umanità e libertà creativa.