Il Concerto n. 4 per pianoforte di Beethoven

05/03 - 19.41

Con il Concerto n. 4 in sol maggiore op. 58 (1805-1806), Ludwig van Beethoven inaugura una nuova stagione nel rapporto tra pianoforte e orchestra, superando definitivamente il modello settecentesco del confronto dialettico per approdare a una dimensione più intima e poetica.

Fin dalle prime battute l’opera sorprende: non è l’orchestra ad aprire il discorso, ma il pianoforte solo, con un tema di dolce, quasi improvvisata cantabilità. Un gesto rivoluzionario per l’epoca, che annuncia il carattere raccolto e meditativo dell’intero lavoro. Il dialogo che segue non è conflitto, ma scambio raffinato, in cui il solista si integra nel tessuto orchestrale con una scrittura di straordinaria trasparenza.

Il secondo movimento, Andante con moto, è tra le pagine più enigmatiche del catalogo beethoveniano: poche battute severe degli archi, cui il pianoforte risponde con frasi pacificatrici, in un confronto che la tradizione romantica ha voluto leggere come un Orfeo che placa le Furie. Senza soluzione di continuità, il Rondò finale esplode in un vitalismo luminoso, restituendo alla tonalità di sol maggiore una brillantezza quasi mozartiana, filtrata però dalla tensione drammatica tipica del Beethoven “eroico”.

Presentato in forma privata nel 1807 e pubblicamente a Vienna nel 1808 con lo stesso Beethoven al pianoforte, il Quarto Concerto resta uno dei vertici del repertorio concertistico: un capolavoro di equilibrio formale, profondità espressiva e audacia innovativa. Lo ascoltiamo nell’esecuzione di Daniel Barenboim con la New Philharmonia Orchestra diretta da Otto Klemperer.

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