07/01 - 18.49
Ascoltiamo il Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 Sz. 83 di Béla Bartók con John Ogdon al pianoforte e Malcolm Sargent alla guida della Philharmonia Orchestra in una registrazione del 1965.
Scritto nel 1926 in un momento di profonda svolta stilistica, questo concerto è una delle opere più radicali del primo Novecento, in cui il pianoforte viene trattato come uno strumento ritmico, quasi percussivo. Fin dalle battute iniziali, l’opera impone un linguaggio duro e spigoloso: il pianoforte dialoga con un’orchestra ridotta ma fortemente caratterizzata, in cui percussioni e fiati assumono un ruolo centrale. Il primo movimento è dominato da un’energia primitiva e martellante; il secondo, più rarefatto, esplora un clima notturno inquieto, con interventi essenziali e timbri straniati; il finale recupera una vitalità frenetica, sostenuta da ritmi irregolari e accenti brutali.
L’elemento popolare, pur presente, è trasfigurato in strutture ritmiche e modali di sapore arcaico. Il rapporto tra solista e orchestra è conflittuale, privo di ogni intento conciliatorio, in netta opposizione alla tradizione romantica.