Il principe di legno di Béla Bartók

12/08 - 13.29

Ascoltiamo Pierre Boulez con la Chicago Symphony Orchestra nel Principe di legno, balletto-pantomima di Béla Bartók su soggetto di Béla Balázs. Scritto nel 1916, in piena prima guerra mondiale, debuttò il 17 maggio 1917 al Teatro dell’Opera di Budapest con la coreografia di Otto Zöbisch. Riscosse notevole successo, dovuto tanto alla musica di Bartók quanto al fascino dell’argomento fiabesco.

Sinossi

Un principe s’innamora della principessa vicina di castello, ma lei sembra non accorgersene: dopo aver danzato per un po’ nel bosco si chiude nella propria stanza a filare. Il principe cerca di raggiungerla, ma s’intromette la fata madrina della ragazza, che gli aizza contro il bosco e il torrente che dividono le due dimore. Non potendo superare tali difese magiche, il principe escogita un piano: prende un bastone e lo riveste del proprio mantello, della corona e dei riccioli d’oro; poi lo sventola fuori dal castello, per attirare l’attenzione della principessa. Lei ne è attratta e finalmente esce dal castello per impossessarsene. La fata dà vita al bastone, il quale ingaggia con lei un legnoso pas de deux. Disperato per non essere stato considerato dalla principessa, il principe si allontana nel bosco.

La fata allora s’impietosisce e per consolarlo comanda agli elementi della natura di metamorfosarsi per ricomporgli gli ornamenti principeschi. Lo conduce quindi sotto il castello della principessa, dove la danza di coppia sta diventando sempre più meccanica e goffa, man mano che il fantoccio riacquista la natura di pezzo di legno. È a questo punto che la principessa si accorge del principe e lo invita a danzare con lei; ma lui ormai non ne vuol sapere e se ne va. Respinta dalla foresta incantata, la principessa si dispera e in un gesto di stizza si libera dei propri attributi regali. Allora il principe ne ha compassione, dismette il broncio e finalmente la abbraccia. Mentre i due si scambiano un lungo bacio, gli elementi della natura tornano magicamente al loro ordine originario.

Musica

La favola si sovrappone dunque alla realtà, la magia colora di fantastico le vicende di due amanti che giocano a fare il gatto e il topo. È soprattutto nella musica che l’intreccio tra i due piani prende vita: gli interventi soprannaturali sono sottolineati da un cromatismo accentuato, ritmi atipici e impasti timbrici inauditi, mentre i motivi che accompagnano i due protagonisti hanno contorni più schietti. In questo modo, inoltre, la musica palesa, tracciandoli, i confini della vicenda soprannaturale nella storia umana dei due amanti. Sull’accordo tenuto di do maggiore con cui si apre la partitura, infatti, s’insinuano gradualmente i suoni estranei di fa# e si♭, i quali, con perfetta simmetria, nelle battute finali si defilano dalla medesima triade, lasciando risuonare in purezza le sue frequenze naturali.

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