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Il Quartetto Emerson interpreta tre pagine di Felix Mendelssohn: il Tema con variazioni in mi maggiore op. 81 n. 1, lo Scherzo in la maggiore op. 81 n. 2 e il Quartetto in mi bemolle maggiore (1823).
La produzione cameristica di Mendelssohn custodisce alcuni dei suoi momenti più intimi e raffinati. Tra questi, i brani riuniti postumi nell’Op. 81 restituiscono il volto di un compositore che, negli ultimi anni, intrecciava classicità e lirismo romantico con una leggerezza unica.
Il Tema con variazioni in mi maggiore op. 81 n. 1 appartiene alla tradizione beethoveniana della variazione ma ne attenua la tensione dialettica: Mendelssohn preferisce un discorso sereno e luminoso, che si sviluppa attraverso trasparenze timbriche e variazioni dal carattere più cantabile che drammatico. È un esercizio di equilibrio, dove l’invenzione melodica si accompagna a un’intima compostezza formale.
Lo Scherzo in la maggiore op. 81 n. 2 incarna invece uno dei generi prediletti dal compositore: leggerezza elfica, moto perpetuo e articolazione brillante che rimandano direttamente ai celebri scherzi sinfonici e pianistici. Qui Mendelssohn sublima il gioco cameristico in una scrittura che coniuga precisione contrappuntistica e gusto per il colore.
Ben diverso, per temperamento e ambizione, è il Quartetto in mi bemolle maggiore del 1823, composto quando Mendelssohn aveva appena quattordici anni. Pur appartenendo a una fase giovanile, testimonia una sorprendente padronanza formale e un’assimilazione precoce della lezione classica: il modello beethoveniano è evidente, soprattutto nell’intensità del trattamento tematico e nella serietà dell’elaborazione motivica. Tuttavia già emergono qualità tipicamente mendelssohniane: l’eleganza del disegno melodico, la chiarezza della scrittura, la propensione alla fluidità narrativa che diverrà cifra distintiva della sua maturità.
Presentati insieme, questi lavori offrono una prospettiva privilegiata: il precoce Mendelssohn che assimila e rielabora la tradizione quartettistica, e il Mendelssohn maturo che piega i generi classici a una poetica di grazia, lirismo e leggerezza.