21/07 - 14.55
Nel primo pomeriggio ascoltiamo il Quartetto n. 9 in re minore op. 34 di Antonín Dvořák, nell’esecuzione del Quartetto di Praga.
Del lutto per i figlioletti Otakar e Růžena, scomparsi nell’estate 1877, resta forse una tenue e mediata traccia nel quartetto che Dvořák compose alla fine dell’anno, il nono di quattordici. La trenodia che apre il primo movimento, infatti, impiantata nella funerea tonalità di re minore, abbandona la corda del lamento già prima di cangiare quasi impercettibilmente nel luminoso e rassicurante secondo tema. A nulla vale il ritorno ai toni cupi del re minore nella coda finale del movimento, seguito com’è da una saltellante polka, curiosamente messa a contrasto con un più composto Trio in metro ternario. Nell’adagio cantabile che segue, in re maggiore, affiora invece una vena elegiaca, che nel movimento conclusivo lascia spazio però a un tentativo di contegno. Nonostante il puntello dei (solo accennati) procedimenti contrappuntistici, l’ultima sezione del quartetto termina nel segno di una certa irrequietezza che la attraversa da cima a fondo.
Johannes Brahms, cui la composizione era dedicata, suggerì a Dvořák alcune piccole revisioni, che il boemo prontamente accolse per una nuova edizione nel 1879.