13/07 - 11.41
Il primo ascolto della giornata che vi segnaliamo riguarda il Quintetto per archi in do maggiore D. 956 di Franz Schubert. L’edizione che abbiamo scelto oggi per voi è quella del Quartetto di Budapest con Benar Heifetz al secondo violoncello.
Composto nell’estate del 1828, poche settimane prima della morte del compositore, questo Quintetto rappresenta uno dei vertici della musica da camera di Schubert. Anziché adottare la consueta formazione con due viole, Schubert sceglie due violoncelli, ottenendo una tavolozza sonora e un equilibrio timbrico dal carattere inconfondibile.
I quattro movimenti alternano slancio drammatico, luminosità lirica e intensità meditativa. Il celebre Adagio, con il suo contrasto fra la serenità quasi sospesa delle sezioni esterne e l’improvvisa esplosione del cuore centrale, è una delle pagine più alte dell’intera produzione schubertiana. La limpidezza della forma classica convive con una tensione espressiva che guarda già al Romanticismo maturo: la ricchezza dell’invenzione melodica, la raffinatezza della scrittura contrappuntistica e la profondità emotiva fanno di questa partitura un testamento artistico.