12/12 - 17.52
Il Quintetto in si minore per clarinetto e archi op. 115 (1891) segna uno degli ultimi traguardi della maturità creativa di Johannes Brahms. Nato dall’incontro con il clarinettista Richard Mühlfeld, che convinse il compositore – già deciso a ritirarsi – a riprendere la penna, il quintetto appartiene alla stessa stagione che generò il Trio op. 114 e le Sonate per clarinetto op. 120. È musica di fine percorso, intrisa di malinconia ma anche di una serenità nuova, distillata da una scrittura essenziale.
Il modello dichiarato è il Quintetto per clarinetto di Mozart, ma Brahms ribalta il rapporto tra solista e archi: qui il clarinetto non domina mai, bensì si fonde nel tessuto cameristico, dialoga, s’insinua nelle linee del quartetto, creando un colore timbrico caldo e crepuscolare. La forma è saldissima, ma la tensione emotiva scorre sotterranea: dal primo movimento, sospeso fra inquietudine e distensione, all’Adagio contemplativo, al terzo movimento che sfuma il carattere danzante in nostalgia, fino al finale a variazioni, che chiude il cerchio riportando e trasformando materiali iniziali con una densità quasi testamentaria.
L’edizione che abbiamo scelto oggi per voi è quella con Paul Meyer al clarinetto, Renaud Capuçon e Aki Saulière ai violini, Béatrice Muthelet alla viola e Gautier Capuçon al violoncello.