03/01 - 16.41
Ascoltiamo il Quintetto per pianoforte e archi in sol minore op. 57 di Dimitri Shostakovich nell’esecuzione di Evgenij Koroliov al pianoforte e del Quartetto Prazak.
Scritta nel 1940, questa pagina cameristica è una delle più emblematiche e più immediatamente comunicative del compositore russo. Non a caso ottenne un successo immediato e valse a Shostakovich il Premio Stalin proprio per la capacità di muoversi su più livelli di lettura: da un lato una musica accessibile, chiara nelle forme e nel linguaggio; dall’altro una scrittura attraversata da tensioni latenti, esitazioni e maschere espressive.
Strutturato in cinque movimenti, il Quintetto alterna rigore formale e ambiguità espressiva. Il Preludio e la Fuga iniziali guardano apertamente alla tradizione bachiana, non come esercizio accademico, ma come rifugio in un ordine musicale apparentemente stabile. Seguono uno Scherzo tagliente e ironico, un Intermezzo di cupa introspezione e un Finale che, sotto un’apparente semplicità e serenità, lascia affiorare una sottile inquietudine. Una musica che mentre sembra rassicurare non smette mai di interrogare.