18/11 - 20.17
Stasera vi proponiamo un ascolto raro: il Quintetto per archi n. 4 in la maggiore di Josef Myslivecek eseguito dai Solisti da Camera Ceki diretti da Leos Svarovsky.
Figura di snodo fra il tardo barocco boemo, la scuola italiana e il classicismo emergente, sviluppò un linguaggio che unisce trasparenza galante, vitalità teatrale e un senso innato per l’eleganza della linea strumentale, tratti che si ritrovano emblematicamente in questo quintetto appartenente alla fase matura dell’attività cameristica del compositore boemo.
Vi ritroviamo la tipica articolazione tripartita dei lavori cameristici di Mysliveček: un primo movimento brillante, di gusto sinfonico, costruito su temi agili e fortemente periodizzati; un secondo movimento più raccolto, spesso impostato su un cantabile di ascendenza operistica; e un finale vivace, in cui prevale la dimensione danzante e la leggerezza ritmica.
La partitura manifesta la duplice anima di Mysliveček: da un lato la padronanza della retorica galante – frasi simmetriche, equilibrio fra tensione e rilascio, una cantabilità quasi vocale – dall’altro un gusto per la modulazione e per la variazione interna che denota un pensiero formale più avanzato rispetto a molta produzione coeva.