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Il Requiem di Jean Gilles (1668–1705) è uno dei capolavori, ancora sorprendentemente poco frequentati, del barocco francese. Composto probabilmente attorno al 1700 per l’uso liturgico della Cappella di Aix-en-Provence, il Requiem acquisì presto una fama singolare: fu eseguito ai funerali dello stesso Gilles e, per la sua forza espressiva, divenne nei decenni successivi una sorta di “messa funebre ufficiale” della corte francese, scelta anche per le esequie di Rameau e di altri musicisti illustri.
La partitura coniuga la nobiltà della scuola francese – limpidezza formale, equilibrio tra soli e coro, chiarezza declamatoria – a un’intensità affettiva che travalica il cerimoniale liturgico. Gilles utilizza una strumentazione relativamente contenuta – archi, basso continuo e, in alcuni numeri, trombe e timpani – riuscendo a ottenere un colore sorprendentemente ricco, grazie a una scrittura vocale morbida e cantabile. I momenti corali alternano gravità e trasparenza, mentre le arie per soli introducono un lirismo quasi operistico.