Il secondo libro dei Préludes di Debussy

25/07 - 23.25

Claude Debussy pubblicò il secondo libro dei Préludes nel 1913, tre anni dopo il primo.

Si tratta di due raccolte di dodici brevi brani pianistici la cui ispirazione naturalistica o letteraria è esplicitata con un titolo solo alla fine di ciascun pezzo. Questo inedito espediente sottintende la precisa volontà da parte di Debussy di scongiurare un’immediata e determinata associazione tra la musica e il suo riferimento extramusicale. È evidente dunque che il compito della musica non si risolve nel descrittivismo di una pittura oleografica; nemmeno però essa intende di questo paesaggio o di quella situazione cogliere romanticamente l’essenza. Al contrario, questa musica ci lascia di proposito vagare liberamente fra indeterminate suggestioni, di cui, messo infine a fuoco il punto di partenza, si chiarisce d’intuito il significato. Le nebbie di Brouillards, in piena rivoluzione freudiana, appartengono, più che alla meteorologia, alla sfera turbolenta del subconscio. Più che un impressionista, Debussy ci appare come un simbolista.

Ogni preludio va letto dunque come un simbolo musicale, che partendo da una realtà (o, in certi casi, irrealtà) rimanda segretamente a un’altra. La quale, peraltro, non necessariamente è la stessa per tutti, pur attestandosi comunque entro un numero limitato di possibilità: il punto di partenza è esplicito e quindi comune a tutti, il punto d’arrivo no. Così lo sguardo posato su foglie morte può sprofondare l’animo nella nostalgia del passato, come i trilli delle fate richiamare un’infanzia incantata. Come uno specchio, poi, l’evocazione dell’altrove (La moresca Puerta del Vino) o il ritratto dell’altro (l’eccentrico Générale Lavine) chiedono all’ascoltatore d’interrogarsi sulla propria esistenza. E così via.

Le possibilità della musica di farsi simbolo, persino più della parola, erano state colte d’altronde da un poeta molto amato da Debussy, Paul Verlaine. Nel primo verso dell’opera-manifesto Art poétique, Verlaine metteva subito in chiaro cosa dovesse essere la poesia simbolista: «De la musique avant toute chose».

Ascoltiamo il secondo libro dei Préludes nell’interpretazione di una specialista del repertorio, Marcelle Meyer.

I. Brouillards

II. Feuilles mortes

III. La Puerta del Vino

IV. «Les fées sont d’exquises danseuses»

V. Bruyères

VI. Général Lavine – eccentric

VII. La terrasse des audiences du clair de lune

VIII. Ondine

IX. Hommage à S. Pickwick Esq. P.P.M.P.C.

X. Canope

XI. Les tierces alternées

XII. Feux d’artifice

 

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