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La Berliner Messe fu commissionata ad Arvo Pärt nel 1990 in occasione della novantesima edizione delle Giornate Cattoliche tedesche. Inizialmente scritta per quattro voci soliste e organo, fu rielaborata due anni dopo per coro e archi. In questa versione ve la proponiamo nell’esecuzione dell’Estonian Philharmonic Chamber Choir e dell’Orchestra da camera di Tallinn diretti da Tõnu Kaljuste.
La composizione consta delle canoniche cinque sezioni dell’Ordinarium, accresciute da due Alleluia con versetti tratti dalla liturgia di Natale e da quella di Pentecoste, da cui proviene anche la sequenza aggiunta Veni Sancte Spiritus. La tecnica impiegata qui dal compositore estone è quella del tintinnabulum, da lui inventata e inaugurata nel 1977 con Tabula Rasa. Il termine tintinnabulum rimanda al suono complesso ma al tempo stesso unitario della campana, costituito da una frequenza principale attorno alla quale gravitano frequenze secondarie e dissonanti, che creano una sorta di alone sonoro. Così, nella Berliner Messe una o più voci si muovono nell’ambito delle tre note della triade fondamentale, spesso fungendo da pedale, mentre le voci rimanenti toccano le altre note della scala.
All’elemento puramente sonoro Pärt associa inoltre una valenza simbolica. La purezza e la stabilità del primo gruppo di voci suggeriscono «connotazioni divine, la redenzione, l’immortalità e la divinità», mentre la mobilità delle seconde rappresenta «le cose mortali e carnali, come la tentazione, il peccato e la morte». La tensione che queste producono allontanandosi dal centro gravitazionale si acquieta solo quando, alla fine del brano, sono ricondotte all’armonia dell’unità tonale.