31/03 - 22.44
In tarda serata vi proponiamo un’antologia di brani del compositore statunitense John Adams per diverse formazioni cameristiche. Un ascolto che offre uno spaccato significativo della sua produzione più recente, mettendo in luce la capacità di coniugare energia ritmica, chiarezza formale e una scrittura sempre comunicativa, pur nel solco della tradizione minimalista americana.
Il Quartetto per archi (2008) rappresenta uno dei contributi più articolati di Adams alla musica da camera: articolato in movimenti contrastanti, alterna tensione motoria e momenti più lirici, in una scrittura che sfrutta appieno le possibilità timbriche e dinamiche dell’ensemble. Il discorso musicale è fluido, costruito su cellule ritmiche in continua trasformazione, ma aperto anche a improvvise sospensioni espressive.
Fellow Traveler (2007), anch’esso per quartetto d’archi, si ispira a una vicenda reale legata al clima politico dell’America degli anni Cinquanta. Qui Adams adotta un linguaggio più concentrato e allusivo: la tensione narrativa si riflette in una scrittura incisiva, fatta di gesti brevi e contrastanti, in cui il riferimento storico si traduce in energia musicale.
Di carattere decisamente diverso è American Berserk, brano pianistico concepito come un omaggio ironico e deformato alla tradizione americana, con richiami a Charles Ives. Il titolo stesso suggerisce una scrittura spinta all’eccesso, ritmicamente incalzante e volutamente spigolosa.
Chiude il percorso Hallelujah Junction (1996), per due pianoforti: una delle pagine più note di Adams, costruita su un gioco serrato di incastri ritmici e di risonanze. Il brano prende il nome da un luogo reale tra California e Nevada, ma diventa soprattutto un laboratorio sonoro, in cui la ripetizione minimalista si trasforma in un flusso dinamico e pulsante.