20/02 - 22.23
In seconda serata vi proponiamo un’antologia dedicata al compositore polacco Krysztof Penderecki, venuto a mancare nel 2020. Proviamo a tracciare un itinerario attraverso le diverse stagioni creative del compositore polacco, mettendo in sequenza pagine che documentano la sua evoluzione linguistica.
In apertura troviamo Anaklasis (1960), per archi e percussioni, esempio folgorante della stagione sperimentale: masse sonore, glissandi, cluster e timbri inediti costruiscono una drammaturgia del suono pura, priva di riferimenti tonali ma ricchissima di energia materica.
Di segno diverso Il sogno di Giacobbe (1974), meditazione orchestrale sospesa e visionaria, in cui la ricerca timbrica si piega a una dimensione simbolica e contemplativa.
Il Concerto per violino n. 1 (1976–77) segna un punto di svolta: alla complessità delle texture si affianca una rinnovata centralità del gesto solistico, carico di tensione drammatica e slancio espressivo. La scrittura, aspra e virtuosistica, dialoga con l’orchestra in un clima di tragica intensità.
Chiudono il percorso due pagine sacre: lo Stabat Mater e la Lacrimosa dal Requiem polacco, dove la vocalità corale e la forza liturgica si fondono in una lingua musicale che recupera memoria, tradizione e fede.
Ne emerge il ritratto di un autore capace di attraversare le avanguardie senza rinunciare, nel tempo, a una profonda urgenza spirituale — cifra distintiva della sua produzione più celebre, accolta da ampi riconoscimenti internazionali e da una duratura fortuna esecutiva.