05/07 - 12.40
Oggi indaghiamo il rapporto tra la musica e il mare attraverso tre pagine di diversi autori e diverse epoche: Monza, Debussy ed Elgar.
In apertura troviamo la Sinfonia in re maggiore detta “La tempesta di mare” di Carlo Monza, esempio della vivacità della scuola strumentale italiana del Settecento e del gusto, allora molto diffuso, per la musica a carattere descrittivo. In questo caso si tratta di uno dei temi più frequentati nella musica del tempo. Attraverso rapide figurazioni, incalzanti ritmi orchestrali, vigorosi contrasti dinamici e improvvisi mutamenti d’atmosfera, il compositore evoca il fragore e la tensione della burrasca, senza rinunciare alla chiarezza formale tipica dello stile galante.
Passiamo poi a La Mer, trittico in cui Claude Debussy riunisce gli schizzi sinfonici De l’aube a midi sur la mer, Jeux de vagues e Dialogue du vent et de la mer, composti tra il 1903 e il 1905. Il mare – per cui ha mantenuto fin dall’infanzia “una passione sincera”, come lui stesso scriveva – è il tema del lavoro sinfonico più impegnativo della sua carriera. Dietro l’apparenza di un’evocazione rapsodica si cela infatti la struttura di una sinfonia in tre movimenti, in cui i riferimenti strutturali tracciano un unico arco formale. Niente di descrittivo o realistico, piuttosto una riflessione sulla percezione, come l’autore stesso fa intendere quando afferma: “ho del mare infiniti ricordi e questo, a mio avviso, vale più della realtà, il cui fascino in genere soffoca troppo il nostro pensiero”.
In chiusura In the South (Alassio), Ouverture da concerto op. 50 composta proprio ad Alassio tra il 1903 e il 1904. Si tratta di un omaggio all’Italia, al calore della vita e della luce ma anche al suo passato imperiale. Non a caso Elgar pose all’inizio della partitura due citazioni: “Un paese che fu il più forte nella sua antica potenza, ed è il più adorabile” di Tennyson e “Gli uomini di Roma! Tu sei il giardino del mondo” di Byron.