13/08 - 17.15
Nel primo pomeriggio trasmettiamo la Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 43 di Jean Sibelius, nell’interpretazione di Lorin Maazel con i Wiener Philharmoniker.
La prima esecuzione nel 1902 a Helsinki riscosse un successo travolgente, anche al di fuori dalla patria, tale da decretare l’affermazione di Sibelius, fino ad allora apprezzato principalmente come autore di poemi sinfonici di stampo nazionalistico, anche nell’agone sovranazionale della sinfonia. Il motivo non è da ricercarsi tanto nell’immediata appropriazione dell’opera da parte dei nazionalisti finlandesi, che, animati da fervido spirito antirusso, la sbandieravano come «Sinfonia dell’Indipendenza»; piuttosto, risiede in quel miracoloso equilibrio che Sibelius riuscì finalmente a trovare fra inventiva melodica e solidità formale, fra materiale musicale autoctono e tradizione austro-tedesca.
L’orchestra di Sibelius si serve di tutti gli ingredienti tipici del romanticismo avanzato: tremoli degli archi, perorazioni degli ottoni, appassionate melodie raddoppiate all’ottava, esplosioni in fortissimo a tutta orchestra e così via. Di qui a imbandire un’ora di musica bombastica, strepitosamente convenzionale, il passo era breve. La sterzata decisiva, che evitò a Sibelius il baratro in cui caddero tanti musicisti a lui contemporanei, gliela impresse quell’osannata immissione di materiale folclorico finlandese, che ravvivò un tessuto ormai logoro con la freschezza di un canto schietto, spontaneo. Ma Sibelius riuscì a scongiurare anche l’estremo opposto – la cartolina dalla Finlandia – temprando il fecondo afflato melodico che gli veniva dalla sua terra con un lavoro creativo e personale sulle forme tradizionali della sinfonia («La mia Seconda Sinfonia è una confessione dell’anima»).
Il risultato, in questo e nei seguenti saggi sinfonici, è l’espressione di una volontà artistica forte, nuova e inequivocabilmente autentica.