La Sonata D. 960 di Franz Schubert

20/06 - 16.14

Ascoltiamo la Sonata in si bemolle maggiore D. 960 di Franz Schubert nell’esecuzione di Maurizio Pollini registrata a Monaco di Baviera nel giugno 1987.

Composta nel settembre 1828, poche settimane prima della morte, questo vertice ultimo della produzione pianistica di Schubert è uno dei testamenti più profondi dell’intero Romanticismo nascente. Parte della triade finale di Sonate (D. 958-960), l’opera dispiega un tempo musicale dilatato, contemplativo, in cui la forma classica si trasfigura in narrazione interiore.
Il primo movimento, celebre per il misterioso trillo grave, apre uno spazio sonoro di vastissimo respiro; seguono l’Andante sostenuto, tra le pagine più desolate e visionarie di Schubert, lo Scherzo di impalpabile leggerezza e il Finale che ricompone la tensione accumulata. La scrittura pianistica, di apparente semplicità, richiede un controllo estremo del suono e del tempo, trasformando la tecnica in puro veicolo espressivo.
Pubblicata postuma nel 1839, la Sonata non conobbe immediata diffusione, per essere pienamente rivalutata solo nel tardo Ottocento grazie alla riscoperta schubertiana promossa da Schumann, Brahms e dai grandi interpreti romantici. Priva di premi in senso moderno, la D. 960 è oggi considerata una vetta assoluta del repertorio pianistico: un’opera in cui intimità e infinito sembrano coesistere in un equilibrio di insondabile bellezza.

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