La Sonata n. 1 per liuto di Giovanni Zamboni

10/08 - 19.40

Ascoltiamo Simone Pansolin nell’esecuzione della Sonata n. 1 d’intavolatura di leuto di Giovanni Zamboni.

Giovanni Zamboni

Di Zamboni sappiamo pochissimo. «Nativo Romano, bravissimo contrappuntista di musica e virtuosissimo sonatore di tiorba, liuto, cimbalo, chitarra sminuita, mandola, mandolino, e bravo arrotatore di pietre orientali, cioè gioielli». Così lo descrive un cronista dell’epoca, tale Ranieri Busoni. A ciò si può aggiungere solamente che trovò impiego nella cappella della cattedrale di Pisa. Questo forse può spiegare il fatto che nel 1718 decise di far stampare a Lucca l’unica sua opera pubblicata, le Sonate d’intavolatura di leuto.

Le Sonate

La fama odierna di questo lavoro si deve, al di là dell’indubbio valore estetico, principalmente alla sua importanza storica. Le Sonate di Zamboni, infatti, essendo le ultime opere per questo strumento pubblicate in Italia sotto forma di intavolatura, segnano simbolicamente la fine dell’epoca d’oro del liuto come strumento solista, che fu il Rinascimento.

L’intavolatura, cioè il metodo di scrittura musicale consistente nel notare le altezze musicali nella pagina su di una stilizzazione della tastiera dello strumento anziché nello spazio astratto del pentagramma, si può dire infatti che nasce con il liuto, o con strumenti ad esso affini, e con il liuto muore. La diffusione di questa forma di notazione musicale fu legata alla necessità di trascrivere una composizione a più voci – per la quale esistevano solo libri-parte, cioè un foglio musicale diverso per ciascun cantante – per strumento solista, la cui partitura condensasse tutte le singole voci in un unico rigo musicale. Per questo l’intavolatura, sebbene identificata più spesso con il liuto, era in uso anche per altri strumenti polifonici, capaci cioè di produrre più suoni contemporaneamente, come il clavicembalo e la chitarra.

La Sonata n. 1

Nella Sonata n. 1 sono due le voci impiegate da Zamboni: quella superiore del canto e quella inferiore del basso. Il loro contrappunto è ormai pienamente barocco e si basa su moduli corelliani, per cui il basso solo occasionalmente si discosta dal ruolo di fondamento armonico per ingaggiare un grazioso gioco di imitazioni col canto. Anche la struttura dell’opera non aderisce più al modello tradizionale della raccolta liutistica come collezione di singoli pezzi a sé stanti, bensì è in linea con il suo tempo. Zamboni infatti predispone delle Sonate, ovvero raccolte di brani pensati per essere suonati in sequenza e accomunati dalla medesima tonalità.

Nella tradizione italiana esisteva una bipartizione tra sonata da chiesa, di tono grave e più marcatamente contrappuntistica, e sonata da camera, che invece includeva movimenti di danza ed era perciò affine alla suite francese. A questo secondo gruppo appartengono le sonate di Zamboni, come dimostra l’articolazione della prima in Preludio, Allemanda, Corrente e Minuetto.

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