29/11 - 15.01
Nel pomeriggio vi proponiamo la poco nota Suite per archi di Leoš Janáček nell’esecuzione della Janáček Chamber Orchestra. La concertazione è di Jakub Černohorský.
Scritta nel 1877, la Suite rappresenta il primo vero cimento dell’allora ventitreenne compositore e direttore di coro Leoš Janáček. Un anno prima il giovane moravo, che fino a quel momento aveva studiato composizione praticamente da autodidatta, aveva intrapreso un’intensa attività di approfondimento teorico; si dedicò in particolare alla lettura di testi di estetica, psicologia musicale e fisioacustica, letture che si sarebbero rivelate cruciali per la definizione del suo stile personale. Di lì, infatti, maturò la convinzione che l’impiego tradizionale dell’armonia tonale potesse essere liberamente arricchito tramite accostamenti inediti di accordi, purché questi rispondessero alle esigenze espressive della composizione e a quelle comunicative del pubblico cui essa si rivolgeva. Questa convinzione lo accompagnò lungo un costante processo di aggiornamento del proprio stile, che lo avrebbe portato a discostarsi gradualmente dai modelli di partenza del Romanticismo nazionale ceco (l’amico Dvořák e Smetana), a immergersi in uno studio sistematico della tradizione folklorica boema alla ricerca di nuove vie melodiche e armoniche e infine, arrivato ormai alle soglie dei cinquant’anni, ad assurgere alla ribalta della scena internazionale come uno dei più apprezzati modernisti con l’opera Jenůfa, in una vera e propria «estate di san Martino».
Con la Suite per archi (articolata nei sei movimenti Moderato, Adagio, Andante con moto, Presto, Adagio, Andante) siamo ancora all’inizio di questo lungo percorso, ma, accanto a soluzioni tradizionali di respiro tardoromantico (soprattutto nei pezzi esterni), si avvertono già alcuni segnali di una nuova sensibilità in campo armonico (nel secondo Adagio), oltre che, nei ritmi di danza, una particolare affinità con la tradizione musicale folklorica.