14/10 - 18.53
I solisti dell’Orchestra Filarmonica della Scala eseguono La tempesta di mare e La notte di Vivaldi diretti da Riccardo Muti.
Tra i numerosi concerti dedicati al flauto traversiere, La tempesta di mare (RV 570) e La notte (RV 439) occupano un posto di rilievo nel corpus vivaldiano per l’originalità del linguaggio e la libertà dell’invenzione descrittiva. Entrambi appartengono al gruppo dei cosiddetti “concerti a programma”, in cui Vivaldi sperimenta la traduzione musicale di immagini naturali o stati d’animo, anticipando la poetica del pittoricismo sonoro tipica del tardo Barocco veneziano.
Composto probabilmente nei primi anni Venti del Settecento, La tempesta di mare esiste in più versioni (per traversiere solo e per ensemble concertante), testimonianza della fluidità con cui Vivaldi rielaborava il proprio materiale tematico in funzione delle circostanze esecutive. Nella versione RV 570, per flauto, oboe, fagotto, archi e basso continuo, la scrittura concertante è densa di contrasti timbrici e gesti “teatrali”, evocando con mezzi puramente strumentali il moto impetuoso del mare e la tensione drammatica della tempesta. La retorica del contrasto, tipica dello stile vivaldiano, assume qui una dimensione quasi sinfonica ante litteram.
La notte (RV 439), parte della celebre raccolta Il cimento dell’armonia e dell’inventione op. 10 (pubblicata ad Amsterdam nel 1728), offre invece una visione più intimamente narrativa. Organizzato in una successione di episodi contrastanti, il concerto alterna sezioni oniriche, momenti di terrore e risvegli improvvisi, con effetti armonici e ritmici di sorprendente modernità. L’opposizione fra sogno e incubo, resa attraverso cromatismi inquieti e improvvisi silenzi, conferisce alla pagina un carattere quasi preromantico, che affascinò interpreti e musicologi fin dall’Ottocento.