Le Ebridi di Felix Mendelssohn

09/04 - 06.00

Con Le Ebridi op. 26, nota anche come La grotta di Fingal, Felix Mendelssohn firma una delle più celebri ouverture da concerto del primo Romanticismo, esempio emblematico di paesaggio naturale tradotto in suono. L’ispirazione nasce dal viaggio compiuto nel 1829 nelle isole scozzesi, e in particolare dalla visita alla grotta di Fingal, sull’isola di Staffa.
Fin dalle prime battute, l’opera immerge l’ascoltatore in un’atmosfera evocativa: il celebre tema ondulante degli archi restituisce il movimento del mare, mentre l’orchestrazione, raffinata e trasparente, costruisce un paesaggio sonoro in continua trasformazione. Mendelssohn evita ogni descrittivismo, preferendo suggerire piuttosto che imitare, in un equilibrio sottile tra immagine e astrazione musicale.
La forma, libera ma saldamente controllata, si sviluppa come un unico arco narrativo, alternando momenti di quiete contemplativa a episodi più agitati e drammatici. L’orchestra è trattata con grande sensibilità timbrica, capace di evocare la vastità e la mutevolezza dell’ambiente naturale. Una pagina in cui la precisione formale si unisce a una straordinaria capacità evocativa dando vita a un paesaggio musicale che continua a suggestionare.
Stamani la ascoltiamo, in apertura di palinsesto, nell’esecuzione dei Münchner Philharmoniker diretti da Sergiu Celibidache.

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