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Le Variazioni su un tema di Paganini op. 35 di Johannes Brahms, composte nel 1863, rappresentano una delle sfide più ardue e affascinanti dell’intero repertorio pianistico. Costruite sul celebre tema tratto dal Capriccio n. 24 di Niccolò Paganini, queste variazioni non sono semplicemente un esercizio di trasformazione tematica, ma un vero laboratorio di tecnica e invenzione musicale.
L’opera è articolata in due libri distinti, ciascuno composto da quattordici variazioni, e viene spesso definita – non a caso – come uno “studio per pianoforte” di altissimo livello. Ogni variazione esplora un problema tecnico specifico: dalle difficoltà legate all’indipendenza delle mani ai passaggi in ottave, dalle figurazioni veloci alla complessità del controllo sonoro. Clara Wieck Schumann le definì Hexenvariationen, variazioni stregate. A Brahms, che gliele aveva inviate, scrisse che non le sembravano “adatte per l’esecuzione pubblica perché le combinazioni sono troppo sorprendenti e ai non professionisti potrebbero non piacere. (…) Neppure un musicista può seguire le loro curiose ramificazioni e i giri piccanti; tanto più che il normale pubblico le giudicherebbe come se fossero dei geroglifici”.
In realtà Brahms costruisce un percorso musicale di grande coerenza, in cui la severità della scrittura si accompagna a una sorprendente varietà espressiva. Il tema di Paganini, riconoscibile ma continuamente trasformato, diventa il punto di partenza per un’indagine profonda sulle possibilità del pianoforte.
L’esecuzione che vi proponiamo oggi è quella di Sviatoslav Richter.