09/09 - 21.13
Leonard Bernstein dirige due pagine di Maurice Ravel – Alborada del gracioso e Daphnis et Chloé – alla testa della New York Philharmonic Orchestra.
Alborada del gracioso originariamente ha fatto parte della suite pianistica Miroirs (1905) ed è poi stata orchestrata dall’autore nel 1918. Il titolo allude alla figura del gracioso, buffone della tradizione teatrale spagnola, e alla musica d’alba che ne accompagna le movenze caricaturali.
La scrittura pianistica, fatta di ritmi spezzati, sincopati e arpeggi, trova nell’orchestrazione una tavolozza ancora più ricca, in cui l’uso di fiati e percussioni conferisce vividezza teatrale e colori quasi popolari. Dietro l’ironia e la leggerezza virtuosistica si avverte però la complessa architettura di un brano che combina raffinatezze armoniche impressioniste con una pulsazione ritmica energica.
Composta tra il 1909 e il 1912 su commissione dei Ballets Russes di Sergej Djagilev, Daphnis et Chloé è un affresco orchestrale monumentale, concepito per coro, orchestra e danza, che intreccia suggestioni classiche e sensibilità modernista.
Il soggetto, tratto dal romanzo pastorale di Longo Sofista, offre a Ravel l’occasione di fondere arcaismo e sensualità. La scrittura corale senza parole, la policromia orchestrale e l’uso innovativo delle armonie e dei timbri collocano l’opera tra i vertici dell’impressionismo musicale francese, accanto a Debussy, ma con un controllo formale e una chiarezza costruttiva tipicamente raveliani.
Le due suite orchestrali tratte dal balletto hanno contribuito a consolidarne la fortuna in sala da concerto, ma l’interezza della partitura rivela con maggiore forza la sua ambizione: un inno alla natura, all’eros e al potere evocativo del suono puro.