L’Uccello di fuoco di Igor’ Stravinskij

14/08 - 16.47

Ascoltiamo L’uccello di fuoco di Igor’ Stravinskij nell’esecuzione dell’Orchestre de Paris diretta da Seiji Ozawa.

Con questo balletto in due quadri del 1910 cominciava la stagione del balletto moderno, nonché la collaborazione di un allora pressoché sconosciuto ventisettenne Igor’ Stravinskij con la compagnia dei Ballet Russes di Sergej Djagilev. Il formidabile impresario intuì che in quel giovane musicista, oltre che un talento fuori del comune, aveva trovato la chiave di volta dell’operazione che non senza rischi stava cercando di condurre in porto: portare a Parigi un nuovo tipo di balletto, antiaccademico e di matrice slava, che inglobasse in una concezione poetica unitaria danza, musica, mimica, drammaturgia, scenografia e costumi. In questo aveva un alleato incomparabile, il coreografo Michel Fokine (nato Michail Michajlovič Fokin; 1880-1942).

In una lettera-manifesto pubblicata sul «Times» il 6 luglio 1914, Fokine precisava che il balletto moderno «a differenza del vecchio balletto, non esige dal compositore una “musica da balletto”, intesa come accompagnamento alla danza; ma accetta musica di qualsiasi tipo, purché sia musica buona ed espressiva». Precisamente questo aveva da offrirgli il giovane Stravinskij, con cui il coreografo lavorò spalla a spalla nei sei mesi che portarono alla luce la partitura dell’Uccello di fuoco. I ritmi imprevedibili, le armonie audaci e inedite, uniti alla plasticità quasi gestuale dei temi rispondevano concretamente a quell’esigenza di «espressività» che era la cifra stilistica del nuovo balletto di Fokine. Ad esaltare la componente fiabesca del soggetto, poi, ci pensava la tavolozza di colori sgargianti che Stravinskij ereditava dal maestro Rimskij-Korsakov.

Manco a dirlo, l’impresa riscosse un successo strepitoso, destinato a crescere esponenzialmente con i successivi Petruška (1911) e La sagra della primavera (1913).

Sinossi

Il principe Ivan, grazie all’aiuto dell’Uccello di fuoco, sconfigge il malefico mago Kaščej, liberando così la principessa di cui si era innamorato.

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