Musica sacra del Seicento francese

09/11 - 21.30

Stasera accostiamo due esempi di musica sacra del Seicento francese a firma di Giovanni Battista Lulli e di Marc-Antoine Charpentier. Del fiorentino trapiantato a Parigi ascoltiamo Dies irae, Grand Motet  nell’esecuzione de Le Concert Spirituel diretto da Hervé Niquet. Del secondo vi proponiamo invece il Grand Office des Morts: Messe pour les trépassés a otto voci H. 2 – Prose des Morts H. 12 – Motet pour les trépassés a otto voci H. 311 nell’esecuzione de Les Arts Florissants dirette da William Christie.

Nel confronto tra le due partiture si manifesta da un lato la magnificenza cerimoniale di corte, dall’altro una spiritualità interiore e umanissima. Entrambi gli autori attingono al genere del Grand Motet, forma sacra monumentale destinata alla Cappella Reale, ma ne incarnano due visioni radicalmente diverse.

Il Dies irae di Lulli, concepito per le esequie di Maria Teresa d’Austria, riflette l’estetica ufficiale di Luigi XIV: una musica di potenza architettonica e solennità teatrale, in cui il rigore della declamazione latina si fonde con l’imponenza orchestrale e corale. Così anche la liturgia funebre diventa celebrazione dell’ordine monarchico.

Charpentier, formatosi a Roma con Carissimi e profondo conoscitore del contrappunto italiano, rielabora invece il Grand Motet in chiave intima e meditativa. Nel Grand Office des Morts le tre sezioni – Messe, Prose des Morts e Motet pour les trépassés – tracciano un percorso spirituale in cui la polifonia severa si alterna a momenti di intensa espressività armonica e di profonda pietas.

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