Omaggio a Dimitri Mitropoulos

12/10 - 20.45

Rendiamo omaggio a Dimitri Mitropoulos, direttore d’orchestra greco che ha passato gran parte della sua carriera negli Stati Uniti. Non a caso lo troviamo sul podio della New York Philharmonic Orchestra, che ha diretto dal 1949 al 1958, e della Robin Hood Dell Orchestra di Philadelphia.

In apertura ascoltiamo la Sinfonia n. 5 in mi minore, op. 64 composta da Piotr Ilijč Čajkovskij tra maggio e agosto 1888 dopo un periodo di depressione. Questi alcuni appunti dell’autore a proposito della partitura: “Introduzione: sottomissione totale davanti al destino o, ciò che è lo stesso, davanti alla predestinazione ineluttabile della provvidenza. Allegro. I: Mormorii, dubbi, accuse a XXX. Il: Non è meglio allora gettarsi a corpo morto nella fede? Il programma è eccellente, ammesso che riesca a realizzarlo”.
A seguire il Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in do maggiore, op. 26 scritto da Sergej Prokof’ev tra il 1917 e il 1921. Dopo la prima a Chicago il 16 dicembre 1921 è diventato uno dei più eseguiti del repertorio novecentesco.

In chiusura la Sinfonia n. 5 in re minore, op. 47, sottotitolata da Dimitri Šostakovič “Risposta pratica di un compositore a una giusta critica”. La compose fra il 18 aprile e il 20 luglio 1937 come atto d’ammenda. Acclamata dalla critica sovietica come “la sinfonia del socialismo”, la Quinta è così ricordata da Šostakovič nella Testimonianza raccolta da Solomon Volkov: “Ritengo sia chiaro a tutti quel che accade nella Quinta. Il giubilo è forzato, è frutto di costrizione, esattamente come nel Boris Godunov. È come se qualcuno ti picchiasse con un bastone e intanto ti ripetesse: “Il tuo dovere è di giubilare, il tuo dovere è di giubilare”, e tu ti rialzi con le ossa rotte, tremante, e riprendi a marciare bofonchiando: “Il nostro dovere è di giubilare, il nostro dovere è di giubilare”. Si può dunque definirla un’apoteosi, quella della Quinta? Bisogna essere completamente sordi per crederlo”.

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