28/12 - 19.49
Rendiamo omaggio a Giuseppe Martucci (1856-1909), musicista che occupa un posto singolare nella storia della musica italiana tra Otto e Novecento. In un contesto dominato quasi esclusivamente dall’opera, fu tra i pochi a rivendicare la centralità della musica strumentale e sinfonica, aprendo la strada a una diversa idea di modernità musicale nel nostro Paese. Pianista e direttore d’orchestra di primo piano, ammiratore e interprete di Wagner e Brahms, Martucci sviluppò un linguaggio colto e internazionale, lontano dal melodramma ma profondamente lirico.
La canzone dei ricordi (1887), su testi di Rocco Emanuele Pagliara, è uno dei vertici della lirica da camera italiana ottocentesca. Si tratta di un ciclo di sette brani attraversato da una tensione emotiva continua ma trattenuta. L’influenza della Liedkunst tedesca è evidente, soprattutto nell’unità espressiva del ciclo. L’ascoltiamo nell’interpretazione del soprano Mirella Freni accompagnata dall’Orchestra Filarmonica della Scala diretta da Riccardo Muti.
Pagina tarda e intensamente lirica, il Notturno op. 70 n. 1 presenta una scrittura essenziale che si sviluppa con naturalezza, evitando ogni compiacimento virtuosistico. Ne risulta un brano costruito su una cantabilità raccolta e su una finezza armonica che rivela una profonda conoscenza della tradizione romantica europea. Anche in questo caso l’esecuzione è affidata all’Orchestra Filarmonica della Scala diretta da Riccardo Muti.