17/10 - 16.49
Mettiamo uno a fianco all’altro il Quartetto n. 16 in la minore op. 58 n. 2 di Louis Spohr e il Quartetto in fa minore di Niels Wilhelm Gade.
Composto intorno al 1824, il Quartetto n. 16 in la minore di Spohr appartiene alla piena maturità del musicista tedesco, figura di transizione tra classicismo e romanticismo. Vi si riflette la doppia anima di Spohr: da un lato il rispetto per la forma classica haydniano-mozartiana, dall’altro un crescente interesse per l’espressività lirica e il colore armonico. L’opera si distingue per la cantabilità del materiale tematico, spesso affidato al violino primo in un registro quasi concertante, e per l’uso raffinato delle modulazioni cromatiche che anticipano la sensibilità armonica mendelssohniana.
Il Quartetto in fa minore di Gade, scritto nel 1836 e rivisto nel 1851, si colloca nell’alveo del romanticismo nordico e testimonia la volontà del compositore danese di misurarsi con il grande modello tedesco, più incline alla continuità con la tradizione che alla rottura sperimentale. Allievo spirituale di Mendelssohn, Gade assimila la trasparenza contrappuntistica e la compostezza formale del classicismo viennese, ma vi innesta un pathos lirico e un senso di colore armonico che rivelano la sua identità scandinava.
Spohr e Gade condividono una posizione di frontiera nella storia del quartetto d’archi ottocentesco. Entrambi guardano a Beethoven come punto di riferimento ineludibile, ma scelgono di reagire alla sua eredità non con la radicalità del romanticismo visionario, bensì con una poetica della moderazione e della chiarezza. Entrambi concepiscono il quartetto non più come laboratorio di sperimentazione estrema, ma come spazio di armonia interiore, dove la soggettività si esprime attraverso la misura e il controllo. Così i due compositori delineano un filone “mediano” del romanticismo cameristico europeo — raffinato, elegiaco e consapevolmente anti-drammatico — che costituirà un modello per molta musica mitteleuropea della metà del secolo.